Internazionale di nome ma non di fatto: con Conte si parla italiano

Giusto ritorno al made in Italy in casa interista,l' importante e'   farlo con quelli bravi

di Luca Sala
Luca Sala
(156 articoli pubblicati)
Mou

Leggere  oggi  la formazione della Grande Inter del mago Helenio Herrera negli  anni sessanta  fa  capire come l'epopea vincente e indimenticabile della Beneamata  fosse legata quasi esclusivamente a formidabili uomini prima che giocatori italiani. 

La lista prevedeva gente come Sarti fra i pali, Picchi, Burgnich, Guarnieri e Facchetti  nelle retrovie, Tagnin, Mazzola ,Corso e Milani davanti, affiancati giusto per non farsi mancare niente dagli unici due stranieri fuoriclasse del calibro di Suarez e Jair.

Logica ogni vittoria ottenuta senza proporre nessun effetto speciale , che poi non era richiesto  ,ma con tutta  la sostanza implacabile del buon gioco all'italiana a mettere tutti d'accordo, il Presidente Angelo Moratti come l'ultimo dei tifosi.

Un po' il discorso visto  venti anni dopo con Giovanni Trapattoni in panchina, guardacaso un altro ex Juventus un po' come sta accadendo oggi con Antonio Conte, l'uomo della svolta. Con la sua Inter dei record pesavano eccome gli Zenga,  Bergomi  e Ferri, Mandorlini, Bianchi , Matteoli e Berti nonche ' un fior di attaccante come Aldo Serena, molto piu' efficace sottorete di quanto riesca a fare come improbabile e stucchevole  opinionista.

Distinguerei da tutti gli altri periodi successivi  i due intermezzi vincenti piu'  celebri e significativi ,  con relativi tecnici , vale a dire il risorgimento di Roberto Mancini post Calciopoli  anni 90  e la "Seconda  Grande Inter" di Mourinho del nuovo secolo, accomunati dalle vittorie degli scudetti in serie il primo e il leggendario Triplete il secondo attraverso il massiccio impiego di calciatori stranieri .

In quegli anni la squadra milanese manteneva fede piu' che mai al suo nome inteso ovviamente come Internazionale ,ma io preferisco di gran lunga dedicarmi all'odierna Rinascita dell'orgoglio nazionale parlando dei nuovi autentici campioncini  Stefano Sensi  e Nicolo' Barella su tutti, senza dimenticare l'apporto tricolore alla bisogna dei vari Gagliardini e Politano, e soprattutto  D'Ambrosio e Candreva  maggiormente impiegati.

Chiuderei in bellezza con un duo di assoluto valore   di cui sentiremo parlare presto in virtu' dei loro mezzi non comuni:  il difensore scuola Atalanta Andrea Bastoni e  la mezzala  Sebastiano Esposito, il gioiello cresciuto ad Appiano dalla classe cristallina destinato a rinverdire i fasti di Beccalossi.

Vincere con la pattuglia italiana darebbe ad Antonio Conte ancora piu' gusto e orgoglio, di certo la sua impronta cosi' simile ai predecessori Herrera, Trapattoni e Mourinho sarebbe ancora piu' profonda per la gioia della Proprieta' cinese smaniosa di conquistare il mondo issando il tricolore sulla cima di ogni sua conquista.

Fonte: l'autore Luca Sala

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