Inter, si stava meglio quando si stava peggio

Dalla famiglia Moratti a Suning, passando per Thohir. L’Inter cambia e non in meglio...

di Francesca Landini
Francesca Landini
(159 articoli pubblicati)
Massimo Moratti

L’Inter ed i suoi 110 anni di storia. Una storia lunga e gloriosa che ha fatto sognare milioni di tifosi. Negli ultimi anni, i nerazzurri hanno vissuto periodi di transizione e di cambiamenti che hanno radicalmente sconvolto l’assetto societario del club. Il grande caos ha inizio nel 2013 quando Massimo Moratti, storico presidente nerazzurro e figura inesorabilmente ed indissolubilmente legata all’Inter, a causa delle difficoltà finanziarie della società e dell’impossibilità di garantire un organico competitivo negli anni futuri, cede la maggioranza delle sue quote a Erick Thohir, indonesiano con un progetto sportivo (si pensava) ambizioso. È lui a prendere le redini della squadra nerazzurra, una compagine che solo pochi anni prima aveva conquistato un Triplete storico. La gestione dell’indonesiano si rivela un flop, un grandissimo flop. Tanto che nel giro di pochi anni Thohir cede la maggioranza societaria a Suning, colosso cinese con sede a Nanchino. Un gruppo che, teoricamente, avrebbe avuto tutte le carte in regola per riportare l’Inter ai massimi livelli acquistando giocatori di spessore. Complice il sempre presente fair play finanziario imposto dall’Uefa alla società interista e le restrizioni del governo cinese, la grande potenza Suning non ha ancora realizzato i sogni del popolo nerazzurro. 

Da Moratti a Suning, la situazione non è molto cambiata. Sicuramente le casse societarie non registrano più debiti pesanti come qualche anno fa ma è altrettanto vero che, dal punto di vista strettamente sportivo e di campo, i nuovi investitori non hanno ancora lasciato il segno. Grandi campioni non sono stati acquistati così come la squadra non ha raggiunto risultati strabilianti sul campo. L’unico aspetto che sicuramente è cambiato, ed in peggio, è quello passionale e strettamente emotivo. Gli anni della gestione Moratti sono stati caratterizzati da un amore profondo per l’Inter. Per quella squadra che rappresentava un qualcosa di più che una semplice società da gestire e da dirigere con impegno e diligenza. Per Massimo Moratti l’Inter era (ed è) una questione di famiglia. Una passione sconfinata ed inarrestabile ereditata dal padre Angelo. L’Inter ed i Moratti, ovvero un legame infrangibile. L’ex patron, durante la sua gestione, ha compiuto errori. Come tutti. Errori in buona fede e con il solo intento di migliorare l’Inter. Perché per Massimo la squadra era qualcosa da costruire, da difendere e da amare. Un presidente tifoso, lo definivano i più maligni, troppo tifoso per prendere decisioni importanti e per rimanere distaccato e “neutrale”. Vero, verissimo ma era proprio questo aspetto che rendeva unico il club nerazzurro. Perché Moratti ha sempre e solo fatto il bene dell’Inter e dei suoi tifosi. Per lui l’Inter non era business ma solo una splendida passione da coltivare e da salvaguardare dagli attacchi altrui.

Oggi nella società Inter manca una figura alla Moratti. Una persona innamorata capace di agire con il cuore e non con il portafoglio e con la calcolatrice tra le mani. Mancano gli acquisti folli di chi vuole andare oltre alle aspettative, di chi per una volta chiude un occhio davanti al pareggio di bilancio. Perché sa che in cambio ottiene la riconoscenza e la stima di un tifo che, per la maggior parte, rimpiange gli anni in cui l’Inter era Moratti. E Moratti era l’Inter. Gli anni della passione e dell’orgoglio. Gli anni in cui tutti noi interisti ci rispecchiavamo negli umori di un presidente. Un presidente che non veniva dalla lontana Cina. Un presidente che sapeva, sa e saprà cosa significa essere interisti. Un presidente come Massimo Moratti, ovvero uno di noi.

Fonte: l'autore Francesca Landini

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