Inter, riprendi Rafinha o dai sfogo al rimpianto

Breve considerazione sul potenziale apporto tecnico dell'enganche brasiliano alla causa interista

di Giacomo Carlesso
Giacomo Carlesso
(11 articoli pubblicati)

L'Inter senza Rafinha è una tavolozza priva di colori. Il contributo fornito dal figlio d'arte nella seconda metà della scorsa stagione si è rivelato fondamentale per la Beneamata ai fini della qualificazione in Champions. 

Nel periodo peggiore dell'ultimo campionato , l'approdo del giocatore brasiliano, particolarmente abile nel saper muovere la palla cogliendo con dovizia l'attimo giusto della rifinitura, ha saputo invertire le sorti di un'annata destinata a ricalcare la scia delle ultime, contraddistinte da un'abominevole magrezza. 

L'imprevedibilità di Rafinha con i suoi tocchi repentini ed irregolari, ha contribuito a smorzare la monotona regolarità delle trame offensive dell'Internazionale, spesso incentrate sulla ricerca costante, quanto irritante, dei terminali Perisic ed Icardi. Non a caso, il declino della squadra (iniziato il 16 dicembre con la sconfitta in casa per 1-3 contro l'Udinese e terminato con la vittoria per 2 a 0 sul Benevento,  il successivo 24 febbraio) allenata da Spalletti è coinciso con il calo fisico, ma soprattutto realizzativo dei due (con 2 sole reti in 9 match, marcate entrambe da Icardi).  Per giunta, Perisic e Icardi sono due giocatori che attendono la sfera sui piedi senza dimostrare particolare propensione per il movimento senza palla, non contribuendo così ad estendere il ventaglio di soluzioni offensive in dote alla compagine neroazzurra: il croato è un'ala che non salta l'uomo, non generando di conseguenza superiorità numerica; mentre Icardi è un centravanti che non crea spazi per l'inserimento dei compagni, ostruendo le vie centrali di gioco. 

Proprio per questo motivo, il ritorno di Rafinha si rivelerebbe fondamentale per alimentare gli armamenti d'assalto della Beneamata: giocando tra le linee è in grado di velocizzare la manovra con passaggi rapidi in verticale, permettendo alla squadra di non scoprirsi eccessivamente per accompagnare l'azione; con la sua riflessività palla al piede può ricercare i tempi giusti di rilascio del pallone, valorizzando gli inserimenti delle mezzeali; ed infine,  in fase di possesso palla contro le squadre più chiuse, attraverso l'estro racchiuso nel piede mancino, può trovare la giocata atta a scardinare il tatticismo difensivo delle più arcigne retroguardie della Serie A.

Intendiamoci, non si sta parlando né di Zico e né tantomeno di Schiaffino, ma per quello che è oggi l'Inter e per quella che è l'offerta nel panorama calcistico europeo, Rafinha Alcântara do Nascimento sarebbe oro colato.  

La fonte dell'articolo è l'autore Giacomo Carlesso

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