Andrea Ranocchia: impegno, attaccamento e professionalità

Il difensore interista, ogni volta che viene schierato in campo, mostra attaccamento alla maglia. Contro il Torino per lui solo applausi ed apprezzamenti

di Francesca Landini
Francesca Landini
(159 articoli pubblicati)
Andrea Ranocchia e l’attaccamento alla m

Andrea Ranocchia, un giocatore troppo spesso criticato e contestato da gran parte del popolo interista, in questo periodo di grande crisi di appartenenza e di risultati della squadra di Luciano Spalletti, si sta dimostrando un grande uomo prima ancora che un grande difensore. Nella tragica sconfitta casalinga di domenica contro il Bologna, compagine in piena crisi di identità ed improvvisamente rivitalizzata dal neo allenatore Mihajlovic, Ranocchia è stato l’unico nerazzurro ad offrire una prestazione più che degna. Subentrato nel secondo tempo per ricoprire il ruolo di attaccante centrale insieme ad Icardi e Lautaro, il numero tredici interista ha subito infiammato un pubblico sconcertato da una compagine pietosa e mediocre, messa in campo senza una logica da un tecnico ormai in balia delle critiche. Andrea si è impegnato, ha sgomitato e si è lanciato su ogni pallone con una determinazione impressionante.  Sfiora un gol meraviglioso e crea scompiglio più di tutti gli altri suoi compagni messi insieme. Andrea è l’unico nerazzurro che sembra aver compreso cosa significhi indossare la gloriosa maglia della Beneamata. In pochi minuti conquista applausi scroscianti ed il consenso dei 51000 presenti a San Siro. Ranocchia nella sua esperienza interista ha vissuto tantissimi momenti di difficoltà che ha saputo superare alla grande: è riuscito a riconquistare tutti, anche i più scettici, anche coloro che ormai non credevano più nelle sue capacità, coloro che lo credevano un ragazzo troppo per bene e pulito per farsi valere in un calcio pieno di vipere e di pressioni. Andrea, in questo momento storico, è l’unico calciatore interista che incarna i valori dell’essere nerazzurro, è l’unico capace di difendere tutti noi sognatori perennemente illusi e costantemente delusi. Perché tra un capitano che ci vuole insegnare a fare i tifosi, un giocatore che ha sperato fino all’ultimo minuto di lasciare la squadra per trasferirsi in Inghilterra, un nuovo acquisto che non è che il lontano parente del giocatore che ha incantato Roma ed una squadra che ha perso ogni tipo di certezza e che sembra arrancare affannosamente alla ricerca di se stessa, l’unica garanzia è il cuore e l’orgoglio messo in campo da un difensore, attaccante per occorrenza, per il bene della maglia che indossa con passione. Per il bene di una compagine che ama e rispetta più di chiunque altro. 

Fonte: l'autore Francesca Landini

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