Amarcord: Milan-Inter 3-4, il derby più bello della mia vita

Il 28 ottobre 2006 ho vissuto una serata da sogno. Il sogno di una ragazza che esulta e piange di gioia

di Francesca Landini
Francesca Landini
(159 articoli pubblicati)
Materazzi

Sabato 28 ottobre 2006, ore 20:45, Stadio Meazza in San Siro. Sono passati quasi 12 anni ma i ricordi di quella splendida serata sono impressi chiari e nitidi nella mia mente. Qualche giorno prima, ho ricevuto il regalo più bello che una tifosa interista sfegatata come me potesse sognare: il biglietto per il derby di Milano. Ma non un derby qualsiasi. Il derby in casa del “nemico”, in casa del Milan, rivale storico della mia amata Inter e la squadra per cui ho sempre provato la maggior rivalità sportiva. Per me Milan-Inter è la partita più importante della stagione, quella per cui non dormi la notte, quella in cui l’ansia prende il sopravvento. Milan-Inter è sentimento, amore pure ed incondizionato.

Quella sera ero più tesa del solito. Stringevo tra le mie mani di adolescente un biglietto di primo anello rosso. Io, accanita supporter nerazzurra in mezzo ad un mare di milanisti. La cosa mi esaltava ed agitava allo stesso tempo. Ricordo che non indossavo un abbigliamento nerazzurro vistoso ma solo la mia inseparabile sciarpa che mi accompagna ogni domenica da quasi 20 anni.

Entro allo stadio e con passo veloce percorro i pochi gradini che mi separano dal mio settore. La vista è mozzafiato. Praticamente vivrò la partita direttamente dal campo!

I tamburi scandiscono il ritmo del mio cuore. I cori e gli sfottò tra le due tifoserie si fanno sempre più assordanti. La partita inizia ed io incrocio le dita. Sto sognando ad occhi aperti. L’Inter passa in vantaggio con Crespo. I milanisti intorno a me imprecano, io non mi scompongo ma dentro di me si scatena l’inferno. Dopo pochi istanti Stankovic raddoppia. Un pugno di gioia si alza verso il cielo. Non sono l’unica interista, in tanti ci ritroviamo ad esultare in modo composto. Ad inizio ripresa Ibrahimovic segna proprio davanti ai miei occhi. Tripudio. Il cuore a mille e la sensazione di avere la vittoria in tasca. Il Milan accorcia con Seedorf. Poco male, un gol ci può stare. Il match riprende e la tensione è alle stelle. Come in un sogno, al 23’ del secondo tempo, segna il mio idolo, il calciatore che più rappresenta l’interismo e l’essere interista. Ha segnato Materazzi ed io non mi trattengo più. Mi aggiungo al coro della curva e grido con fierezza ed orgoglio “Tutti Pazzi per Materazzi”.

Per una leggerezza, il numero 23 nerazzurro viene espulso. Io sono ancora euforica. Godo profondamente che quasi non mi rendo conto che la mia squadra giocherà gli ultimi minuti in inferiorità numerica. 

Gilardino accorcia le distanze. Il Milan insiste, pressa, domina. Il tifo rossonero spinge la propria squadra. La mia Inter soffre ed io più di lei. Il finale di match è l’emblema dello psicodramma nerazzurro, una squadra che domina per un’ora per poi sciogliersi nel finale. Kakà segna al 46’. I milanisti esplodono di gioia, ci credono. Gli interisti, al primo rosso come me, scompaiono. Io resisto, la mia squadra deve farcela. I minuti di recupero sono infiniti, i rossoneri sfiorano il gol in più occasioni ma l’Inter regge. L’arbitro fischia ed il mio viso si scioglie in un pianto liberatorio. Con le braccia al cielo e gli occhi lucidi esulto con l’orgoglio e la fierezza di essere interista. Un pianto liberatorio, un pianto che dimostra che per me l’Inter è tutto.

In una serata di fine ottobre, i nerazzurri di Mancini battono il Milan di Ancelotti. Il sogno di una ragazza innamorata pazza (come la sua squadra) si realizza. Da San Siro è tutto... almeno fino al prossimo derby.

Fonte: l'autore Francesca Landini

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