Il calciomercato delle scommesse: il Milan è la regina di gennaio

I colpi Piatek e Paquetá fanno la differenza, mentre la Juventus paga a caro prezzo l'addio di Benatia. Bene Fiorentina e Bologna, indecifrabile il Cagliari

di Antonio Casu
Antonio Casu
(33 articoli pubblicati)
AC Milan v SSC Napoli - Coppa Italia

Un tempo lo chiamavano mercato di riparazione, ma la verità è che in certi casi la finestra di gennaio diventa un vero e proprio mercato di ricostruzione. Una rivoluzione invernale, con tutti i pro e i contro del caso. Perché se da una parte è innegabile che spostare gli equilibri sia possibile e  talvolta indispensabile, dall'altra è sempre rischioso snaturare una rosa nel momento topico della stagione.  Lo sanno bene Napoli, Roma e Lazio, il cui immobilismo in entrata e uscita, affiancato da rare operazioni di secondo piano,  non è necessariamente un male. 

Le valutazioni globali sulle operazioni di mercato di gennaio diventano quindi più complesse e soggette maggiormente alle smentite del campo, ma farsi un'idea di chi abbia fatto bene e chi no è comunque possibile.  Persino oggi nel day after, col pallone che non ha ancora emesso l'unica sentenza che davvero conta. 

Sulla carta, il calciomercato invernale appena chiuso in Italia ha una regina indiscussa: il Milan. Grazie soprattutto all'arrivo di Piatek, il miglior epilogo auspicabile del complesso (e costosissimo) caso Higuain. Ma non solo: Paquetá, sbarcato alla corte di Gattuso in bilico tra aspettative enormi e non poca diffidenza, sembra aver tutto per giustificare  i 35 milioni di euro investiti per strapparlo al Flamengo e alla concorrenza delle big europee.  

La Juventus, al contrario, ha pensato al futuro con l'acquisto di Ramsey (previsto per giugno) ma ha pagato a caro prezzo l'addio imprevisto dello scontento Benatia, i cui malumori sono esplosi nel momento in cui gli infortuni di Bonucci e Chiellini hanno fatto scricchiolare le certezze della retroguardia bianconera. L'ennesimo ritorno di Caceres ha messo una pezza, ma per una squadra che ambisce a vincere tutto non può essere abbastanza. 

Anche l'Inter, scottata da un gennaio rovente sul campo e dai mal di pancia costanti di Perisic e Icardi, si è limitata all'ordinaria amministrazione. Cédric Soares, tuttavia, è molto più di un rimpiazzo dello sfortunato Vrsaljko e tanto meno una falsa copia del rimpianto Cancelo.  Il portoghese può sorprendere e altrettanto potrebbero fare Muriel e Gabbiadini, fiori all'occhiello del mercato invernale di Fiorentina e Sampdoria. Per non parlare di Piazon e Oberlin, scommesse dell'ultima ora di Chievo ed Empoli. Colpi ad effetto dal rendimento non assicurato,  con l'auspicio di aver pescato l'asso per rimanere in Serie A. 

Lo stesso pensa il Bologna, protagonista di una rivoluzione che parte dalla panchina con il ritorno di Mihajlovic e continua sul campo. Gli innesti di Soriano e Sansone, oltre agli acquisti last minute degli ex torinisti Lyanco ed Edera, sembrano essere gli elementi giusti per conquistare una salvezza che ad oggi è poco meno di una chimera.  Dovrà vedersela con  l'Empoli, costretto da un'offerta irrinunciabile a sostituire il faro Zajc con l'eterno incompiuto Farias,  l'Udinese del duo Sandro-Okaka, la Spal di Viviano e il Cagliari più sorprendente degli ultimi anni, il cui mercato è davvero indecifrabile. 

Il credo "maraniano" ha inciso pesantemente nelle scelte dei rossoblù, al punto da sembrare quasi un revival clivense. La ricerca maniacale dell'esperienza  e l'attaccamento ai dettami del tecnico trentino si rispecchiano negli arrivi di Birsa, Thereau e Cacciatore, mentre gli addii di Sau, Dessena e Farias hanno liberato la rosa da elementi che avevano già dato il meglio negli anni scorsi.  L'obiettivo minimo di stagione è ampiamente alla portata dei sardi, ma il domani si affida unicamente ai colpi a sorpresa Oliva, Despodov e Pellegrini. Una rivoluzione chiara, forse un azzardo. Il presente è impellente. Troppo impellente,  come sempre accade a gennaio. Da re-immettere sulla retta via nel mercato delle riparazioni, con la speranza di non dover raccogliere ulteriori cocci a giugno. 

Fonte: l'autore Antonio Casu

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