Fiorentina, perché il 4-3-3 non va bene

Prandelli sembra aver deciso di puntare insistentemente su questo modulo che nasconde delle insidie che molti non hanno intravisto.

di Giovanni Paolini
Giovanni Paolini
(2 articoli pubblicati)
Cesare Prandelli

La scelta di Prandelli sembra ormai definita: 4-3-3 con Caceres terzino bloccato e la coppia formata da Ribéry e Callejon in appoggio alla punta. La scelta, però, può essere sbagliata. Anzitutto, si va a stravolgere un assetto difensivo che lo scorso anno risultò essere, nel girone di ritorno, l'unica nota lieta. Questa difesa a 4 non sembra convincere e sacrifica Lirola che dovrebbe essere un punto di riferimento sulla fascia destra, in particolare dopo la partenza di Chiesa. Inoltre, condiziona Biraghi che è costretto a partire da molto più indietro nel campo e risulta essere meno efficace sulla trequarti avanzata in occasione dei cross o degli inserimenti. Il centrocampo a 3 rimane la scelta migliore, con due mezzali di quantità e qualità come Amrabat e Castrovilli e un mediano utile in fase di ripiegamento e nelle transizioni come Pulgar che, per il salto di qualità, deve imparare a dettare i tempi con maggior continuità.

Davanti il problema sembra essere piuttosto grave e trasuda incoerenza. Ribéry non ha più lo smalto atletico per il dribbling in velocità che ha contraddistinto la sua carriera e se può decidere liberamente dove collocarsi in campo, arretra sistematicamente e si accentra per far valere la propria superiorità tecnica. Anche Jose Maria Callejon sta pagando il conto con l'età che avanza e fatica a integrarsi in una squadra che ha pochi movimenti offensivi, essendo lo spagnolo un giocatore intelligente tatticamente e molto disciplinato ma a cui non si possono chiedere giocate risolutive, come faceva invece Chiesa. Come se non bastasse, si scarica sul povero Vlahovic, nel bel mezzo di un percorso di maturazione, tutta la pressione realizzativa di una squadra che schiera in campo dei giocatori che non hanno mai avuto il vizio del gol e che faticano a implementarlo. In tutto questo bailamme tattico, rimangono fuori Kouamé e Cutrone, oltre a Bonaventura, il giovane Montiel e i due oggetti misteriosi della trequarti Eysseric e Saponara (che comunque quando chiamati in causa non hanno sfigurato). Infine, quando il cronometro registra l'ora di gioco e Ribéry e Callejon necessitano del cambio, Prandelli, voltandosi verso la panchina, non può trovare nessun esterno d'attacco, perché la Fiorentina non ne ha e si ritrova dunque costretto a stravolgere il modulo in corsa. Questo porta a dilapidare quell'identità di gioco che la squadra sta ancora cercando.

In sostanza, il paradosso di questo modulo è quello di dover rinunciare a Lirola perché altrimenti si è sbilanciati in attacco, per schierare una formazione poco concreta in zona gol e che non può permettersi di mantenere questa identità di gioco appena uno dei due esterni d'attacco richiede fisiologicamente la sostituzione. Perché non cambiare modulo, tornando a una ben più solida difesa a 3 e schierando un pacchetto di giocatori di movimento che possa garantire equilibrio e frizzantezza? Perché non ispirarsi al modello Hellas Verona con un 3-4-2-1 dinamico e liquido che consentirebbe alla Fiorentina di cambiare veste anche in partita in corso e di sfruttare la tecnica dei propri giocatori? L'immobilismo tattico imposto dalla presenza di Ribéry e Callejòn sta imprigionando la Fiorentina in un sistema di gioco inefficace e prevedibile. Questa l'opinione di un semplice tifoso che esordisce su Gazzetta Fan News.

Fonte: l'autore Giovanni Paolini

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