Dopo la Spal, attacco vergognoso a Federico Chiesa

Quando le parole fanno più danni di una coltellata.

di Massimiliano Cerbai
Massimiliano Cerbai
(25 articoli pubblicati)
Enrico Chiesa col figlio Federico

La Fiorentina ha appena vinto sul campo della Spal ed il suo presidente, Walter Mattioli, si scaglia contro un giovane e talentuoso giocatore viola, Federico Chiesa. Lo accusa spudoratamente di " tuffarsi" in area di rigore per cercare di ingannare l'arbitro (il Var e quant'altro) con lo scopo di avere un calcio di rigore. A questo punto le chiedo, caro presidente: "Secondo lei quanti anni sono che in Italia non si vede un calciatore con le caratteristiche di Federico?" Ebbene glielo dico io, esattamente da più di 10/12 anni, ovvero da quando un certo Enrico Chiesa (suo padre), smette di giocare.

Vede esimio presidente della Spal, calciatori con queste caratteristiche hanno uno "strappo" ( termine tecnico che vuol dire scatto fulmineo) talmente repentino, che l'avversario non fa in tempo a contrastarlo correttamente e quindi senza neanche accorgersene, commette fallo. Tra l'altro anche Felipe ha ammesso di averlo colpito, quindi si rende conto che la sua esternazione e' completamente fuori luogo e assolutamente ingiusta nei confronti di un patrimonio del calcio italiano.

E'successo quasi un girone fa, quando un altro addetto ai lavori come Giampiero Gasperini, tuona contro il talento viola reo (secondo lui) di aver simulato ed ottenuto un calcio di rigore, in Fiorentina-Atalanta 2-0 ed anche in questo caso viene smentito dai replay, dove si nota chiaramente che la spinta del difensore orobico sulla schiena di Federico c'è eccome !

Tornando alla partita di Ferrara, è comprensibile che ci sia frustrazione nell'ambiente spallino dovuta ad una singolare combinazione di eventi che in 34 secondi li ha visti passare dal 2-1 all'1-2, ma d'altronde i tempi tecnici del Var sono questi.

Concludendo devo dire che nella serata di ieri sono giunte le scuse della dirigenza spallina a Chiesa ed alla Fiorentina tutta, ma ci vuole ben altro per evitare che un giovane molto forte (uno dei pochissimi),  italiano, rischi di aver impresso a fuoco sulla pelle un marchio che potrebbe ostacolargli la carriera, ci vogliono infatti scuse pubbliche e, per il bene del calcio italiano, un cambio repentino di mentalità calcistica.

Fonte: l'autore Massimiliano Cerbai

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