Calcio: Dal Pino lancia l’allarme, la serie A perde 600 milioni

Nonostante la ripresa, la serie A continua a perdere milioni di ricavi, tra sponsorizzazioni e mancati incassi del pubblico, si rischia di compromettere tutto

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(23 articoli pubblicati)
Juventus v SSC Napoli - Coppa Italia Fin

Nell'ultima intervista rilasciata alla Repubblica al bravo giornalista Franco Vanni, il presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino, lancia un grido di dolore sul difficile momento che sta vivendo l'industria calcistica italiana, e chiede aiuto al governo. La situazione era già in sofferenza prima della pandemia, ma adesso lo è di più. Il presidente ricorda l'enormità del debito della massima serie, che negli ultimi 2 lustri è passato da 2,6 a 4,6 miliardi di euro.

Le perdite maggiori sono quelle derivanti dai mancati introiti del pubblico (400 milioni) e dalle mancate sponsorizzazioni (200 milioni). Dal Pino, inoltre, invita tutti ad avere massimo rispetto per un settore che fattura 3 miliardi di euro all'anno, ricordando, tra le altre cose, che le maggiori leghe calcistiche europee fatturano tutte insieme oltre 21 miliardi ogni 12 mesi.

La differenza con le altre potenze continentali sta nel fatto che negli ultimi anni, i ricavi provenienti dai diritti televisivi in Italia siano cresciuti poco, passando da 1 miliardo ad 1 miliardo e 400, mentre in Inghilterra sono aumentati da 2 a 3,4 miliardi, in Spagna da 1,1 miliardi ad 1,8, per finire con la Germania che da 0,5 miliardi è schizzata a 1,3Una delle cause del poco lievitare dei suddetti ricavi Italici, sarebbe quella che negli ultimi tempi la gestione degli affari sia stata affidata a intermediari, e che quindi si sia persa la possibilità di essere artefici del proprio destino; ciò non accade nelle altre leghe perché sono esse stesse a gestire il prodotto di mediacompany. Adesso per evitare il peggio bisogna chiedere aiuto allo stato, perché le restrizioni governative ne hanno minato le entrate. La Lega A mira a un rinvio per 6 mesi delle imposte dirette e indirette, nonché dei contributi previdenziali per poi rateizzarli, e trattare per la sospensione del divieto di accedere alle sponsorizzazioni delle agenzie di scommesse (che sono legali in Europa), e infine chiede una certa liquidità per reggere l'urto.

Il Presidente tiene il punto fermo sul volume d'affari che l'industria calcistica genera, ricordando che il gioco  non è solo divertimento, ma offre lavoro a 300 mila persone e paga 1 miliardo di contributi all'anno, e questo vuol dire che trattasi di un industria seria.

Tra le varie soluzioni per renderlo più sostenibile, ci sarebbe quella dove i 20 presidenti della Serie A, una volta terminata la competizione in campo, si unissero nelle grandi tematiche della stessa e ragionassero come  se fossero una media company proprio per la salvezza della loro esistenza.

Dal Pino conclude asserendo che gli stranieri hanno investito in Italia circa 2 miliardi, perché vedono del potenziale enorme nel nostro campionato, e che dobbiamo acquisire la mentalità dell'essere coesi.

Solo cosi si potrà vincere e crescere rendendo il pianeta calcio un prodotto sempre più appetibile per i grandi investitori mondiali.

Infine, aggiunge che un segnale importante per salvare tutto l'apparato, potrebbe essere quello di stabilire un tetto d'ingaggio per tutti a livello comunitario, e anche se in questo punto sarà più difficile riuscire  bisognerà provarci comunque.

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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