Cagliari: tutt’altro che immaginazione

I rossoblu si godono il momento stazionando in zona Europa

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(33 articoli pubblicati)

Non chiamiamola favola: la cavalcata del Cagliari è tutt'altro che immaginazione. È realtà, vita sportiva assaporata intensamente. Corsa dopo corsa, goccia dopo goccia di sudore. È tattica e tecnica del collettivo. È volontà e ambizione. Nell'anno del centenario, i rossoblu stanno dando prova di coraggio e determinazione e, alla nona giornata di campionato, occupano la sesta posizione in classifica in condivisione con la Lazio. E se è vero che l'Atalanta ha avviato la rivoluzione delle piccole, non bisogna eccedere con l'euforia: lassù il livello è troppo alto e, considerata la scarsa attitudine a certe vette, l'altezza può tramutarsi in vertigine. In fondo si sa che il delirio può giocare brutti scherzi: domandare a certi club che in annate buone e favorevoli hanno badato più alle chiacchiere che alle partite sul campo. Risultato? Caduta libera e lenta. E via spazzati, in men che non si dica, i sogni di gloria.

Divertirsi: questo devono fare gli uomini di Maran. E inseguire l'entusiasmo (ben differente dall'euforia), moderandolo a suon di prestazioni valide e convincenti. Senza mai perdere (sia chiaro) la speranza e gli obiettivi. Perché di questo si vive: di ostacoli da abbattere, di limiti da superare, di risultati a cui ambire. La coesione del gruppo e i giusti innesti, alla base del successo degli isolani. E guai a ragionare però al contrario, guai a snobbare pensando che siano solo bollicine: il Cagliari sta dimostrando di essere un buon vino e non un semplice spumante a buon mercato. Intanto, in casa Cagliari, dove è pieno di professionisti validi (un minuto di silenzio per chi puntò il dito, in estate, contro il ds Carli) tutti sanno che è necessario chinare la testa e pedalare: mantenere la concentrazione, in questo preciso momento, è davvero fondamentale. Mai abbassare la guardia, mai farsi trovare impreparati. Poiché il calcio - e lo sport in generale - insegna che non bisogna mai dire l'ultima parola quando c'è di mezzo il pallone. Tutto può succedere, insomma. E non solo le salvezze, magari anticipate, alle quali ci si è abituati. Ma anche le gioie, inaspettate e inattese. Che poi, è risaputo, sono quelle più belle.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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