Bologna: la “mediocrazia” apatica della gestione Donadoni

Altra sconfitta tra le mura amiche, a conferma dell'ennesima stagione piatta e anonima.

di Francesco Riva
Francesco Riva
(17 articoli pubblicati)
Donadoni

A Bologna in pochi si sarebbero aspettati questa situazione. I caroselli a seguito dell'acquisto del club da parte di Joey Saputo, sono ormai lontani.  Ieri sotto le Due Torri si è consumata un'altra pesante sconfitta casalinga. Il passivo bugiardo di 1-0 non può però nascondere agli occhi di chi abbia seguito il match la prestazione sottotono dei Rossoblu.

Un primo tempo da salvare, ripresa invece da dimenticare. Il Bologna si abbassa fatalmente lasciando campo ai ragazzi di Gasperini. Dentro Kraft e si passa fondamentalmente a una difesa a cinque, senza grosse possibilità di ripartenza efficace. La rete siglata da De Roon negli ultimi minuti è solo una necessaria conseguenza dell'atteggiamento remissivo dei ragazzi di Donadoni. Il fatto è che non basta più salvare la prestazione o l'impegno: è evidente che qualcosa manca, forse più di qualcosa. 

Donadoni è da ritenersi primo responsabile, in tre anni non ha saputo dare un'identità chiara e precisa alla squadra e un gioco preciso sul quale fare affidamento. Le parole di circostanza snocciolate in ogni intervista e ogni conferenza stampa non servono più: è ora di fare mea culpa, le statistiche parlando chiaro. Circa la metà delle partite sono state perse con Donadoni sulla panchina felsinea. Il Dall'Ara è divenuto terra di conquista, cessando di essere visto come un campo ostico. Il Bologna nel 2018 ha totalizzato solo tre vittorie, tutte con compagini occupanti posizioni di classifica inferiori. Ultima ma non ultima la sconfitta nel derby con la Spal, se mai ci fosse stato bisogno di regalare un'altra delusione al popolo Rossoblu. 

Le colpe sono anche della società, poiché la mentalità di accontentarsi non paga mai. Non si può essere soddisfatti di galleggiare a metà campionato e mollare la presa già a gennaio. Non è professionale e non è giusto nei confronti dei tifosi che, stanno perdendo la voglia e la pazienza di aspettare un salto di qualità che non sembra possa vedere la luce del sole. 

Forse Saputo è troppo distante fisicamente e professionalmente. La sua idea di calcio stile americano non combacia con quella del nostro. C'è bisogno di monitoraggio costante e più attenzione ai risultati. Delegare tutto nelle mani di Bigon e Fenucci è una scelta che non sta pagando. Serve uno scossone, per salvare il salvabile e ricominciare a credere nel "progetto Bologna" prima che il tutto scemi in una folata di mediocrità.

Fonte: l'autore Francesco Riva

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