Masiello agguanta il Milan, la battaglia di Bergamo finisce 1-1

Una partita dal respiro epico termina con un pareggio che profuma di Europa

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(59 articoli pubblicati)
Atalanta BC v AC Milan - Serie A

E’ stata una battaglia. Alla fine festeggiano tutti. L’Atalanta per un settimo posto quasi sicuro ed il Milan per un sesto posto che vuol dire non disputare i preliminari di Europa League, da ratificare battendo la Fiorentina domenica prossima a San Siro. Resta ancora un po’ di suspense, perché se i viola giocassero un brutto scherzetto allora sarebbe proprio la Dea a poter festeggiare l’Europa diretta battendo il Cagliari. 

La partita si è giocata su un campo reso pesante dalla pioggia incessante, qualche scivolone ha rischiato di modificare gli equilibri in campo, ma entrambe le squadre si sono adattate al clima da tregenda e non hanno risparmiato colpi. Impressionante il tabellino finale dei cartellini: undici gialli e due rossi!

Rino c’è. Gattuso ha preparato benissimo la gara, tenendo la squadra bassa ma sempre reattiva nell’affrontare la pressione bergamasca, con triangoli e verticalizzazioni che soprattutto nel primo tempo riescono a mettere in ambasce l’aggressione orobica, negando linee di passaggio e proponendo veloci ripartenze con Kalinic e fare da trampolino per le incursioni di Calhanoglu e Suso e degli interni di centrocampo. Gasperini tiene Cristante più al centro per schermare Biglia, mossa non efficacissima in quanto lascia troppo spazio alle iniziative del duo Abate-Suso sulla fascia destra. Toloi due volte e Masiello sventano pericoli in area, il Milan pare più pimpante e pronto a colpire con un Calhanoglu in vena e ben coadiuvato dal tank Kessie e dalle geometrie di Bonaventura. A fine primo tempo l’Atalanta trova le misure per poter finalmente far danni, e quasi ci scappa il gol su una doppia occasione ravvicinata di Freuler e Cristante, ma Bonucci e Romagnoli fanno buona guardia e sventano il pericolo.

Quando entra lui. Montolivo prende il posto dell’acciaccato Biglia e dall’altra parte Ilicic dà il cambio ad un Barrow non brillantissimo. L’Atalanta del secondo tempo ingrana le marce alte e comincia a creare seri grattacapi alla retroguardia rossonera. Cristante ha un paio di occasioni ma, proprio nel momento migliore dei nerazzurri, ecco arrivare il gol di Kessie, che lascia andare una castagna angolata dal limite dell’area che non lascia scampo a Berisha. Manca mezz’ora alla fine, ed a complicare la vita ai padroni di casa ci pensa Toloi che si fa espellere con un doppio giallo al minuto sessantatrè. Qui il Milan commette un grave errore che dimostra quanto ci sia ancora da lavorare sulla personalità. I rossoneri tengono il baricentro basso accontentandosi di controllare la partita sfruttando la superiorità numerica, mentre con un po’ di coraggio in più si sarebbe potuto dare il colpo del ko sfruttando anche l’impavido atteggiamento atalantino. Gomez trova sempre maggiori spazi partendo da dietro e proprio su una sgommata dell’argentino arriva il rosso diretto a Montolivo, che non solo riporta la situazione in equilibrio, ma consente anche all’Atalanta di giocare ancora più aggressiva, con Caldara che va addirittura a fare il centravanti. Gosens sfiora il gol con un tiro al volo su imbeccata del Papu, sulla destra Ilicic non lo prende nessuno ed infatti da quella zona arriva il cross che Masiello trasforma nella rete del pari, quando siamo nel primo minuto di recupero. Forte e preciso il colpo di testa che buca le mani a Donnarumma, forse un po’ scoordinato nel tentativo di respingere la palla. Ancora una volta l’ingresso di Ilicic ha cambiato i destini di una partita, se il Milan avesse avuto un giocatore così forse i sogni di Champions League non si sarebbero tramutati così presto in incubi.

Gioia Gasp. La squalifica ha costretto in tribuna il tecnico nerazzurro Gasperini, che però si è goduto una magnifica coreografia con cui è stata omaggiato dalla curva nord. Gattuso è stato tradito dai due cronici difetti dei suoi: sterilità offensiva e incapacità di tenere alto il ritmo per più di un’ora. Il lavoro estivo di società e allenatore deve partire da qui. 

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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