L’epidemia del “fùbal” a Bergamo: come nasce l’Atalanta

La storia di come è nata la società orobica: simbolo che unisce la città di Bergamo

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(118 articoli pubblicati)
Foto dellAtalanta nei primi anni 10

“Berghèm de sura o Berghèm de sota”. Immediatamente, secca, inevitabile, a tutti i bergamaschi arriva addosso in ogni angolo d’Italia non appena si racconta ad un qualsiasi interlocutore di essere di Bergamo. E al massimo nel giro di cinque minuti, il discorso finirà di cadere sull’Atalanta, ma in particolare su una domanda riguardante l’Atalanta: “Perché la città di Bergamo si è sottratta a quella rigidissima regola che vuole, soprattutto in provincia, il nome della città rigorosamente abbinato a quello della propria squadra di calcio, almeno là dove di squadra ce n’è una sola? (per esempio:
Como, Palermo, Ascoli, Brescia)”. Riavvolgiamo il nastro e ritorniamo nel 1907: anno in cui si fondò l'Atalanta.

1907: nasce la sfida. E in cinque dissero: “Atalanta”. Nella Bergamo del 1907, il centro motore è ancora Città Alta, dove vi erano disponibili strutture per i giovani che vogliano fare sport. Da una trentina d’anni, è attiva la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma, fondata nel 1878 per la pratica delle due discipline che, insieme con la lotta e la corsa, sono regine di quell’epoca. Il sodalizio più attivo, in quel primo Novecento, è però la Giovane Orobia, fondata nel 1901. È su queste basi che nasce la sfida di cinque giovanotti, tutti attorno ai vent'anni: dare vita a una nuova società sportiva. L’idea prende corpo in una sera d’autunno in cui si ritrovano al ristorante Correggi: i fratelli Gino e Ferruccio Amati, Eugenio Urio, Giovanni Roberti e Alessandro Forlini. Ma il nome non viene scelto quella sera. Quando arriva il momento fatidico, i cinque si guardano a lungo in silenzio, decidendo di rimandare tutto all’indomani. E a questo punto, su ciò che succede in quelle ore successive, cala l’inevitabile l’alone della leggenda. Cioè che quella notte, nonostante le fatiche della giornata, le riflessioni e i sogni protrattisi fino a tarda ora al tavolo del Correggi: Eugenio, Ferruccio, Gino, Giovanni e Alessandro scartabellano i libri di scuola e vennero rapiti da un personaggio della mitologia. Così quando, il giorno dopo, si trovano per la scelta del nome, tutti, quasi all’unisono, dicono lo stesso: Atalanta, la giovane invincibile nella corsa che fu battuta solo perché distratta dal furbo Ippomene, il quale lasciò cadere lungo il tracciato della sfida tre pomi d’oro. E se è vero che nel nome di ognuno si ritrova il suo destino, ecco bell’e scritta la storia dell’Atalanta nei suoi 110 anni.

Con il fascino del proprio nome, ma anche con la praticità di rispondere a quella che a quanto pare è evidentemente una sentita esigenza, l’Atalanta strega immediatamente la Bergamo del tempo. C’è un clima di entusiasmo attorno alla pratica sportiva che forgia il fisico e la mente. C’è, soprattutto, voglia di rinnovamento. L’Atalanta questa voglia le coglie appieno, e nel giro di pochi giorni raccoglie una sessantina di soci, arrivando addirittura a mille adesioni. Il primo presidente della storia atalantina è il nobile Vittorio Adelasio, impiegato alle Arti Grafiche. Nel programma la fanno naturalmente da padrone ginnastica e lotta, ma ci sono anche delle attenzioni riguardanti altri sport (atletica, nuoto, alpinismo, pugilato), e alla fine, per tacere qualche voce isolata che si leva dal fondo del magazzino di via Verdi, viene introdotto anche il “Fùbal”. Comunque l’Atalanta viene iscritta a tutte le Federazioni sportive di allora, compresa la Federazione Italiana football. Quale palestra per le sue attività principali, l'Atalanta riesce ad ottenere in affitto il maneggio Cecchini, mentre per il campo da calcio viene usato il Campo di Marte: le porte sono delimitate da mucchi di massi, dopo sostituite da porte di legno. Le glorie orobiche arrivano tramite ciclisti, ginnasti, lottatori e pesisti. Ma è nei primi anni 10, anni in cui il gioco del calcio comincia a far breccia nel cuore degli italiani, che la società orobica scriverà la sua storia che da 110 anni la legherà alla città di Bergamo.

I padri fondatori dellAtalanta
Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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