La diesel-Juventus spegne il sogno della Dea: bianconeri in finale

Gli uomini di Allegri regalano un tempo all'Atalanta, poi passano con un rigore di Pjanic

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(65 articoli pubblicati)
Juventus v Atalanta BC - TIM Cup

Giri del motore. Come una station wagon un po’ vecchiotta ma pur sempre affidabile, così la Juventus è riuscita a portare a termine il viaggio verso la quarta finale consecutiva di Coppa Italia. Lo ha fatto giocando un pessimo primo tempo, in cui l’Atalanta ha spadroneggiato nel possesso palla e nei contrasti, con il peccato capitale di non aver concretizzato il dominio territoriale. Poi Allegri deve avere detto o forse urlato qualcosa nelle orecchie dei suoi, e così alla ripresa la Juve ha ritrovato almeno in parte la verve dei giorni migliori, ed ha vinto la partita con un rigore accordato via VAR, che tuttavia lascia qualche dubbio. 

Grinta orobica.  La Dea disputava un’ottima prima parte di match, schiacciando le maglie bianconere nella propria metà campo. Freuler e De Roon neutralizzavano abbastanza facilmente Marchisio e Pjanic, con il solo Matuidi a mordere caviglie e tentare qualche affondo. Spinazzola, in gran spolvero davanti ai suoi futuri tifosi, costringeva Douglas Costa sulla difensiva e al contempo saltava facilmente Lichsteiner ma senza trovare compagni da servire. Ilicic e Cristante erano in serata no, quindi il solo Gomez si trovava a dover tentare di fare tutto da solo. Ci riusciva solo in parte, difficile saltare più di un difensore bianconero senza poi perdere palla sul raddoppio puntuale. Asamoah provava a far metter fuori il muso dalla propria area ai compagni, trovando però l’appoggio solo dal lottatore Mandzukic, che in un’occasione sfondava l’intera difesa atalantina ma senza trovare la lucidità necessaria per battere Berisha. Masiello scatenava le proteste bianconere per un mani sospetto in area, ma Fabbri propendeva per l’involontarietà. Una partita da subito nervosetta, con gialli a Chiellini, Gomez e Pjanic nel solo primo tempo.

Marce ingranate.  La neve cominciava a scendere con insistenza, un velo bianco che acuiva il clima di battaglia e forse scuoteva i sensi bianconeri. La ripresa vedeva una Juve finalmente tonica ed in controllo della partita, persino il fin lì evanescente Marchisio si produceva in un paio di interessanti iniziative offensive. Douglas Costa cominciava a ingranare le marce alte e a diventare un rebus irrisolvibile, le sue accelerazioni non facevano prigionieri e restava solo il fallo come unica arma per fermarne l’esuberanza. Proprio quando il match sembrava doversi mettersi male, l’Atalanta trovava un aiuto inaspettato in Benatia, che in pressione alta regalava un pallone a Gomez, il quale non ci pensava due volte e tirava col piede sbagliato (il sinistro) un lob che scavalcava Buffon, ma andava a schiantarsi contro il palo. Un paio di minuti dopo Douglas Costa colpiva la traversa dopo una delle sue solite serpentine. A poco più di un quarto d’ora dalla fine, ecco la trattenuta di Mancini su Matuidi che generava il calcio di rigore trasformato da Pjanic. La partita di fatto finiva lì, Gasperini aveva già provveduto a sostituire Ilicic con Cornelius e poi metteva Rizzo per Mancini, ma l’Atalanta aveva ormai esaurito la benzina. Allegri dava un po’ di benzina alle gambe di Dybala che prendeva il posto della saetta Douglas.

Batterie scariche. La Dea si ritrova ancora una volta con un pugno di mosche in mano, al solito è mancato il killer-instinct nel momento di maggiore sforzo offensivo. Ilicic è parso in riserva di energie, mentre Cristante è stato ben contenuto dalla gabbia difensiva costruita da Allegri. La Juve ha vinto e questo solo conta alla fine, ma di certo non potrà permettersi di replicare questo tipo di copione sabato contro Lazio e ancor di più mercoledì contro il Tottenham. Più che quelle del fisico, pare che ad essere un po’ scariche siano le batterie mentali. Allegri dovrà ritrovare in fretta quelle motivazioni che fecero grande la sua squadra un anno fa. Poi, con Higuain e Dybala in campo, molte cose potrebbero aggiustarsi da sole. 

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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