“Il nero e l’azzurro di Atalanta-Sarajevo”: i due volti della Dea

I due volti della Dea analizzati durante la partita Atalanta-Sarajevo. Dea buona attraverso alcuni aspetti, ma le lacune sono evidenti: urge immediato riscatto.

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(118 articoli pubblicati)
Dea

L'amarissimo pareggio di ieri contro il Sarajevo non è stato ancora digerito dal popolo atalantino. Nonostante il gioco sia stato buono con la squadra sempre all'attacco, si sono riscontrati dei buchi dovuti al mercato, e anche dall'anno scorso. In questa nuova rubrica verranno messi in evidenza gli aspetti positivi (l'azzurro) e quelli negativi (il nero) del match.

"L'AZZURRO DI ATALANTA-SARAJEVO":

- Buona la prima per Matteo: una delle note positive della serata è stato il buon esordio del centrocampista Pessina: affiancato a De Roon a centrocampo. Il giovane ex Milan è stato uno dei migliori in campo, dimostrando solidità in fase di costruzione, anche se il più delle volte tendeva ad arretrare rispetto all'olandese invece che di avanzare sulla trequarti. Comunque va bene così.

- Pressing e gioco ci sono: per buona parte della partita la Dea ha dimostrato un buon gioco, proiettato tutto ad attaccare con forsennato pressing sul portatore di palla: la difesa avanza, il centrocampo recupera palla e costruisce e le fasce (in particolar modo quella sinistra) corrono e aiutano gli attaccanti.

- Gomez e Barrow buona intesa: Papu e Musa, nonostante le quantità di palle gol create e non sfruttate, insieme hanno trovato una buona intesa: entrambi con la palla al piede dimostrano agilità nell'aprire gli spazi e di costruire gioco in attacco. Entrambi sono state le conferme (oltre ad Ilicic, ieri assente) del ritiro di Rovetta e non c'è da sorprendersi: Gasperini ha considerato Musa come una certezza della rosa e il Papu ha tanta voglia di ritornare protagonista.

"IL NERO DI ATALANTA-SARAJEVO"

- Dea in evidente fuori forma: un fattore da tener in considerazione è la preparazione: la forma fisica dei nerazzurri non è ancora al 100%. Ciò ne ha comportato un calo fatale verso il 30' della ripresa. Un fattore che penalizza; come per esempio il caso di Zapata: non perfettamente in forma e in ritardo con la preparazione, infatti ha fatto poco e nulla. Certo, ci vuole pazienza, ma questi piccoli dettagli possono fare la differenza in negativo; come si dice: "prevenire è meglio che curare".

- I cambi di Gasperini: far uscire uno come D'Alessandro per il centravanti colombiano è stato il cambio fatale; di conseguenza Barrow doveva andare a giocare come esterno al posto del numero 17 nerazzurro, ma ciò si è rivelato poco incisivo: il ragazzo corre, ma la posizione lo penalizza rispetto all'ex ala del Cesena, che invece era riuscito a mettere in difficoltà i terzini del Sarajevo.

- Errore di Berisha per i due gol? Il problema è la difesa: la responsabilità per i due gol subiti è legata ad un problema in difesa fin troppo evidente per essere ignorato. Mancini, escludendo il gol di testa, non è riuscito a svolgere il suo compito in fase difensiva: bravo negli anticipi, ma tutt'altro nei contrasti e nella marcatura. Il secondo gol è frutto di un errore difensivo anche di Toloi e Masiello: tutti e tre vanno sul pallone svolgendo una pessima copertura, permettendo all'attaccante avversario di concludere in rete.

- Freddezza sotto-porta e mercato: sul primo argomento si va a toccare un tasto che ci si porta dietro dall'anno scorso: buttare all'aria un mucchio di occasioni da rete. Esso è da risolvere assolutamente perché se non chiudi le partite rischi di non vincerle come è successo ieri, e le occasioni di Barrow, Gomez, Gosens e Zapata ne sono la prova evidente. Per quanto riguarda invece il mercato, dire che l'Atalanta è apposto non è oggettivo per ciò che si è visto, e per gli obbiettivi che ci si è posti (lottare su tre fronti): serve un difensore centrale abile nei contrasti e in fase di marcatura e un'attaccante esterno per far rifiatare il Papu. Certo, mancavano due pedine fondamentali come Ilicic e Freuler, non ci si fascia la testa, ma ora come ora in casa Atalanta c'è molto da lavorare.

Dea
Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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