Gasperini-Giampaolo: il fattore G regna sovrano

Gli allenatori di Atalanta e Sampdoria rappresentano il simbolo di un lavoro fatto a testa bassa e con umiltà, senza condizionamenti esterni di alcun tipo

di Daniele Bartocci
Daniele Bartocci
(326 articoli pubblicati)
FC Internazionale v Atalanta BC - Serie

Lo sappiamo bene, in Italia spesso si va avanti con raccomandazioni o conoscenze. Il caso di Gasperini e quello di Giampaolo rappresentano di questi tempi l'emblema di un calcio pulito, privo dalle solite "spintarelle" e dai "favoritismi" nazionali.

Un lavoro costante, giorno dopo giorno, frutto di sudore, fatica e sacrificio. I risultati si sono visti e si vedranno. L'Atalanta in Europa League è un sontuoso capolavoro di marchio Gasperini; il marchio Giampaolo non è da meno, se la Sampdoria oggi vola il merito è tutto del suo tecnico. Giampaolo non è nuovo a capolavori calcistichi, anche all'Ascoli Calcio, nella prima stagione della risalita dei bianconeri dal calcio cadetto, l'attuale mister blucerchiato aveva compiuto un miracolo sportivo, con un 4-4-2 reso solido e nel frattempo spettacolare, con esterni come Foggia e Fini allora sconosciuti e con difensori di medio-basso livello come Cudini, famoso per aver realizzato l'1-1 al debutto al "Picchio" contro il Milan di Stam e Shevchenko.

Gasperini costituisce un'altra opera d'arte, in un momento buio del calcio italiano. Lo stesso tecnico dell'Atalanta, ai tempi del Genoa, aveva ammesso: "Spesso si danno le cose per scontato, spesso ci si dimentica del lavoro quotidiano sul campo e dei sacrifici che alla lunga pagano". Come per dire, non è detto che chi ha giocato a calcio riesca ad allenare bene, e nemmeno che chi pensa di capire di calcio e di mentalità sportiva riesca a far assorbire ai propri giocatori uno spirito di squadra costruttivo e produttivo.

Ecco perché di questi tempi Giampaolo e Gasperini vanno presi come esempio. L'idea di un calcio pulito, privo di condizionamenti esterni. Non sarà una pura coincidenza che in Atalanta e Sampdoria ci sono e ci saranno giocatori italiani molto interessanti. Insomma, copiare non è mai bello, come a scuola. Ma prendere come modello i due tecnici farebbe bene a quella fetta di sportivi che con esuberanza si espongono a giudizi critici e spesso di mero gradimento politico.

Fonte: l'autore Daniele Bartocci

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