Com’è triste il “Mondo” oggi: è morto a 71 anni Emiliano Mondonico

L'ex tecnico di Atalanta e Toro si è spento dopo una lunga battaglia contro un tumore

di Luca Rossi
Luca Rossi
(44 articoli pubblicati)
Emiliano Mondonico si è spento stanotte

Com’è grigio il Mondo la fuori questa mattina: il risveglio di tantissimi tifosi, ma anche quello di milioni di sportivi amanti del calcio visto come semplicemente un gioco è turbato dalla notizia della scomparsa di Emiliano Mondonico: mister dal cuore Viola che ha fatto grandi Torino e Atalanta. “La  bestia”, come la chiamava lui, quel tumore  malefico che, nonostante quattro interventi, l’asportazione di una massa tumorale di sei chili, di un rene, di un pezzo di intestino, lo ha aspettato ancora una volta al varco, stavolta avendo la meglio sull’uomo coi baffi di Rivolta D’Adda:  "Il calcio mi dà la forza di per continuare la sfida", diceva e ripeteva a chi lo conosceva e lo amava il mister che aveva compiuto 71 anni appena 20 giorni fa. Ci mancherà, come mancherà a tutti quegli sportivi amanti di quel calcio nostrano che oggi pare davvero un lontanissimo ricordo, quel calcio “pane & salame” che contraddistingueva il modo di essere del Mondo: un uomo buono, semplice forse più un papà che un allenatore ma capace di ottenere in panchina risultati che hanno fatto la storia di Torino e Atalanta.

QUELLA NOTTE CON IL MALINES: una carriera da giocatore vissuta tra Cremonese, Torino, Monza, Atalanta, ed ancora Cremonese per poi accomodarsi in panchina nelle vesti di mister: nel 1984 riporta la Cremonese dopo 54 anni in A, nel 1988 fa salire l’Atalanta ed è protagonista di una straordinaria corsa fino alle semifinali di Coppa Coppe col Malines. La partita di Bergamo, una sconfitta per 2-1, è rimasta scolpita nella memoria del popolo atalantino.

LA SEDIA GRANATA: straordinaria anche l’esperienza col Torino dove trascina i granata in finale di Coppa Uefa  ad Amsterdam dove alzava la sedia per protestare contro l’arbitro: il Toro perse quella finale ma quell’immagine è ancora oggi il simbolo di un modo tutto suo di protestare da parte di chi non sopportava le ingiustizie.

L’ALBINOLEFFE E “LA BESTIA”: la sua carriera prosegue poi con il ritorno all’Atalanta un’altra volta, dal 1994 al 1998, per poi spingersi a sud dove allenerà Napoli e Cosenza, fino a guidare la “sua” Fiorentina al ritorno in serie A. Ma il destino del Mondo torna ancora in bergamasca dove, con l’AlbinoLeffe è protagonista di due autentiche salvezze-capolavoro, l’ultima ai playout contro il Piacenza dove, al termine della gara, scappa via negli spogliatoi ove ai cronisti poi racconterà di dover nuovamente affrontare “la bestia” nei giorni successivi. Ultime esperienze da allenatore saranno ancora la Cremonese, prima di chiudere col Novara. Era un testimonial del Csi e dei suoi valori di lealtà sportiva e rispetto del prossimo; allenava i ragazzi delle medie di Rivolta d'Adda, gli ex alcolisti e degli ex tossicodipendenti: perchè il Mondo era il mister di tutti.

QUELL’UOMO COI BAFFI CHE MI HA FATTO DIVENTARE TIFOSO: quando qualcuno viene a mancare, si rischia spesso di cadere nel retorico, nelle cosiddette “frasi scontate” che si usano dire in determinate circostanze. Tuttavia per chi vi scrive oggi è veramente una giornata di quelle brutte,  che ti trascinerai dentro per molto tempo: fino al 1997 ero un ragazzino che del calcio non aveva mai voluto sentir parlare, non ne ero minimamente interessato. Quell’anno, tuttavia, iniziai ad interessarmi al pallone e a quell’Atalanta che aveva sì in Pippo Inzaghi il suo goleador simbolo, ma aveva in un signore coi baffi in panchina una figura che mi colpì particolarmente: iniziai quindi ad approfondire ancor di più su quel personaggio che tutti chiamavano il “Mondo” e che era diverso dai soliti mister. Il suo calcio era in tutto e per tutto un gioco, la sua missione era appassionare le persone e farlo vivere nella giusta maniera. Un personaggio che ti faceva appassionare e che si ascoltava sempre con interesse e passione: quel Mondo e la sua Atalanta trasformarono in tifoso un ragazzino che mai prima si sarebbe sognato di seguire una partita di calcio. Ci mancherai mister, chissà come sarà il Mondo visto da lassù..: buon viaggio!

Emiliano Mondonico alza la sedia in segn
Fonte: l'autore Luca Rossi

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