Barella punisce una pessima Atalanta, a Bergamo fa festa il Cagliari

Il post Europa League è ancora un macigno sullo stomaco della Dea, i sardi ne approfittano con il loro gioiello

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(94 articoli pubblicati)
Atalanta BC v Cagliari - Serie A

Il vizietto. Evidentemente a Cagliari ci stanno facendo l’abitudine e per il secondo anno consecutivo portano a casa tre punti dalla teoricamente difficile trasferta di Bergamo. Ma se l’anno scorso la componente fortuna non fu indifferente, questa volta i rossoblù possono legittimamente rivendicare la vittoria contro un’Atalanta troppo brutta per essere vera e che aveva ancora in circolo le tossine dell’eliminazione patita a Copenaghen solo tre giorni prima. All’evidente sbandamento psicologico, va aggiunto anche quello fisico dovuto alle tre partite in sette giorni e così la frittata orobica si è compiuta. Certo Maran ha il merito di aver azzeccato tutte le mosse, in primis coi duetti tra interni di centrocampo ed esterni difensivi, con un Srna che a trentasei anni pare ancora di una spanna superiore a tutti. La classe non mente. 

Dea timida. Che qualcosa non vada tra i nerazzurri lo si percepisce subito, la manovra è insolitamente asfittica e mancano i classici avanzamenti dei centrali ad alimentare la fase offensiva, in tutto il primo tempo se ne conta solo uno con Mancini. L’occasione più pericolosa la crea Rigoni direttamente da calcio d’angolo, ma Cragno è bravo ad intuire la velenosa traiettoria. L’ala argentina pare per lunghi tratti come l’ombra del giocatore visto a Roma pochi giorni prima, si intestardisce in iniziative senza capo né coda, di certo non aiutato da un Pasalic annullato nel duello con Bradaric. E così il solo Zapata prova a dare un senso alla manovra offensiva facendo a sportellate prima con Romagna e poi con Klavan, ma da solo è dura. Il Cagliari è ben coperto ma pronto ad attaccare in massa appena se ne crea l’opportunità, Sau spreca davanti alla porta al minuto ventisette ma è solo l’avvisaglia del gol partita, che arriva a fine primo tempo su punizione decentrata da sinistra che Barella tira direttamente in porta e col favore di una leggera deviazione finisce in rete. Male Berisha, posizionato troppo in avanti: sicuro Gasperini che l’alternarsi dei portieri sia un vantaggio?

A mali estremi… estremi rimedi, così Gomez sostituisce Djimsiti e l’Atalanta si posiziona con un insolito 4-2-3-1. Il dieci argentino si prende la manovra sulle spalle e tenta di duettare con Pasalic e Rigoni per poi liberare Zapata, ma gli spazi sono chiusi e alla fine sono le ripartenze del Cagliari a fare più paura. Bravi Srna e Padoin nelle sovrapposizioni a Castro e Barella, che a loro volta sono abili a scaricare su Pavoletti e Sau, poi sostituito da Farias. Veramente di spessore la prestazione di Niccolò Barella, efficacissimo nello sradicare palloni e poi nel rilanciare l’azione con lanci precisi, se impara a tenere i nervi a posto può diventare un pilastro azzurro. Visto che di gran pericoli i nerazzurri non ne creano, Gasp tenta anche la carta Barrow e così si arriva al   4-4-2 con Rigoni a destra e Papu a sinistra. Ma è tutto inutile, perché Srna e Klavan hanno esperienza da vendere e non concedono varchi. Una fucilata finita alta di Gosens, subentrato al pessimo Ali Adnan, ed una punizione centrale di Gomez sono quanto di meglio la Dea riesce a fare, e così la partita finisce col risultato di zero a uno.
Se Maran può già dire di avere trovato la quadratura del cerchio, la sosta servirà invece agli uomini di Gasperini per recuperare energie psichiche e nervose, sperando anche di recuperare il fondamentale Ilicic (ci fosse stato lui a Copenaghen…) e di accelerare l’inserimento dei nuovi elementi, in particolare Pasalic e Rigoni. Bergamo vuole ancora l’Europa. 

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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