Atalanta: un attacco più nero che azzurro

L'eliminazione dall'Europa League e dalla Coppa Italia hanno messo in evidenza i problemi offensivi della squadra bergamasca

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(79 articoli pubblicati)
Foto creata da Filippo Davide Di Santo

Due eliminazioni, due obiettivi persi, un unico problema: il gol degli attaccanti. Già, quel gol che l’Atalanta che sembra concretizzare, che invece sfuma troppe volte, quasi come se fosse una maledizione. Una maledizione che ha costato l’eliminazione sia dall’Europa League, sia dalla Coppa Italia accendendo un campanello d’allarme che da troppo tempo stava suonando, ma mai come in questa fase della stagione si sente la necessità di trovare soluzioni per l’attacco. Andiamo ad analizzare quali sono i problemi dell’attacco nerazzurro.

“PAPU” SFORTUNATO-FALSO 9 POCO DECISIVO: ovviamente il personaggio più colpito da questa maledizione nerazzurra è sicuramente il “Papu Gomez” che tra la partita contro il Borussia in Europa League e in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus è stato protagonista di questo problema: contro i tedeschi sbaglia il gol della qualificazione a tu per tu col portiere avversario, e contro la Juventus non è riuscito a mettere in rete un’occasione con Buffon fuori dalla porta (questione anche di sfortuna visto che la palla è finita sul palo esterno). Il momento no di Gomez è lo specchio della fase realizzativa dei nerazzurri: creare tanto, ma concretizzare troppo poco. Tenendo presente che quando Gasperini decide di giocare col 3-4-1-2 con Gomez al fianco di Ilicic nel ruolo di falso 9, la squadra non ha punti di riferimento in attacco: Ilicic e Gomez aprono gli spazi, creano occasioni, ma non possono contare su un centroavanti che dia fisico e incisività in zona gol (un giocatore stile a German Denis i primi anni di Atalanta per esempio). Certo, è un problema che si può risolvere, ma la mancanza di un centravanti decisivo a Bergamo si fa sentire, soprattutto nelle partite decisive. 

“UNA POLTRONA PER DUE”: Petagna o Cornelius? Cornelius o Petagna? È questo il dilemma che Gasperini tenta di risolvere: due giocatori che sono l’uno l’opposto dell’altro sotto il profilo tecnico: se Petagna non segna, Cornelius segna, se Cornelius fa fatica a far salire la squadra durante le azioni offensive, Petagna è sempre preparato ad aiutare i suoi.

Petagna: indispensabile per il gioco offensivo dell’Atalanta, fa salire la squadra, ma troppo poco incisivo sotto porta. L’anno scorso si è fatto notare per le sue giocate che non per i gol, ma tutto sommato il suo aiuto per la squadra è stato fondamentale per riportare l’Atalanta in Europa. Quest’anno la pesantezza dei gol si è fatta sentire più in campionato che in Europa League, ma l’impegno non è mai mancato. Contro la Fiorentina è andato in rete trovando la sua terza rete stagionale, ma è troppo poco. Gasperini ha sempre creduto in lui ed è probabile che il numero 29 atalantino ritorni ad essere titolare là davanti con il Papu, con la speranza che possa trasformare il suo tallone d’Achille in un’arma decisiva.

Cornelius: il più incisivo sotto porta, ma meno partecipe al gioco della squadra: fisicamente forte, e soprattutto un sinistro abbastanza potente. L’attaccante danese a Bergamo ha dovuto altalenarsi con Petagna per il ruolo di centroavanti: decisivo in alcune occasioni, meno in altre. Anche per lui sono solo tre le marcature, ma l’alternanza con il numero 29 nerazzurro ha condizionato la sua continuità. In Europa la sua esperienza europea è stata decisiva (in particolare i due gol segnati contro l’Everton). Il modulo lo aiuta solo in parte perché come citato prima fa fatica a far salire la squadra. Gasperini dopo aver puntato su di lui durante l’assenza di Gomez, sembra ritornare alla formazione iniziale di inizio campionato, ma il danese sarà importante per l’attacco nerazzurro. Certo, manca un centroavanti continuo soprattutto in zona gol, ma è da tener conto che l'Atalanta sa che è meglio contare su questi due buoni attaccanti che puntare su un’attaccante dal nome grosso, ma che fa fatica non solo a far gol, ma anche ad aiutare la squadra in fase d'attacco.

Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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