Altro che le fiabe di Andersen, la Dea vede i sorci verdi!

Fine del sogno europeo: in Danimarca capolinea neroazzurro

di Luca Sala
Luca Sala
(240 articoli pubblicati)
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Questa sera i Gasperini boys non vengono a capo dei volenterosi giocatori del Copenaghen e come vuole la peggiore tradizione italiana, cedono ai rigori. Crudele epilogo, come del resto l'anno scorso in Europa League. Soprattutto quest'anno brucia il doppio, vuoi perché all'ultimo atto dei preliminari, ma soprattutto per mano, o meglio per i piedoni poco educati di dilettanti o poco più .

Ho voluto assistere a questo incontro da dentro o fuori proprio in casa dei Percassi, nell'ultima mirabolante creazione all'interno di Orio Center, davanti allo schermo cinematografico nell'avveniristica Food Court, in mezzo ad un migliaio di supporters neroblu, come in curva Nord.

L'esaltazione ha ceduto progressivamente allo sconforto, come la squadra del resto, impotente e sfortunata contro il compatto muro danese, tanto che a me girava in testa fin dalla prima partita che ci avrebbero trascinato volontariamente all'overtime e ai rigori, come puntualmente accaduto stasera.

Se proprio voglio esagerare, ho pensato al paragone secondo me più che calzante con la nazionale svedese che tanto indigesta si è rivelata al nostro calcio: stessa maniera di non farci proprio giocare, aggrappandosi letteralmente alle nostre maglie, esattamente come contro la Dea, incapace da parte sua, come i ragazzi di Venturadi una rete che fosse una!

Serve comunque infinita riconoscenza e ammirazione sportiva e umana per la nuova dimensione acquisita in soli tre anni grazie all'arrivo fortuito e fortunato del Maestro di Grugliasco, dovuto al forfait dell'ultimo minuto di Maran, ma ammetto che la cosa non è dispiaciuta a nessuno, anzi...

Detto ciò, analizzerei  comunque  le  cause del fallimento europeo rimarcando lo scarso apporto del nostro centrocampo, fin troppo muscolare ma privo di fosforo e di regia, evidenziando l'impietoso gioco degli attaccanti, Papu Gomez a parte, fatto di un acerbo Musa Barrow, di uno Zapata fin troppo altruista e di un imbarazzante armadio biondo albino come Cornelius.

È mancato a dismisura poi il convalescente Ilicic, l'unico vero fuoriclasse in rosa e Rayo Rigoni, quest'ultimo ovviamente fuori lista essendo arrivato all'ultimo.

Chiudo pensando alla folla che ha sempre e comunque accompagnato il cammino dei nostri eroi in quel di Reggio Emilia, come fosse una gita ricreativa, giovani e anziani con le maglie nerazzurre e le sciarpe al collo, e allora mi si stringe il cuore, robe mai viste e vissute in una città compassata come Bergamo, capace di lasciarsi andare solo per la magica Dea.

Fonte: l'autore Luca Sala

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1 COMMENTI

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  1. SportsMan - 3 anni

    Lucida analisi di un inaspettato fallimento sportivo,si evince come tutto l’ambiente atalantino debba crescere per ottenere quanto meriti.

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