Seria A, una estate rinascimentale

Una incredibile sessione di mercato restituisce al nostro calcio la centralità che aveva smarrito negli ultimi anni

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
Juventus New Signing Leonardo Bonucci Me

Questa sorprendente sessione del mercato estivo, ha decisamente riportato il campionato italiano tra i più importanti d’Europa.

A oggi, in totale, le squadre di serie A hanno speso quanto le squadre della Premier League, con la differenza che che hanno al contempo incassato molto di più.

Oltretutto, rispetto alla Premier, il calciomercato in Italia durerà circa una settimana in più, e c’è il “rischio” di chiudere col botto: Modric all’Inter è difficile, ma dopo quanto abbiamo già visto, considerarlo un affare impossibile è da sprovveduti.

 

L’età dell’oro - Dalla fine degli anni 80, fino a metà degli anni 2000, il campionato italiano è stato il massimo per qualsiasi calciatore, il palco più prestigioso per chi voleva essere il migliore.

Lo testimoniano, tra l’altro, gli innumerevoli palloni d’oro avuti in serie A, in quegli anni.

Certo, qualche transfuga c’è stato: Zidane al Real Madrid fu un affare irrinunciabile per la Juve, così come Bobo Vieri all’Atletico Madrid.

Zola al Chelsea, fu più che altro una fuga del sardo da Carlo Ancelotti, che proprio non lo vedeva. Mentre i vari Vialli, Ravanelli e Gullit erano giocatori a fine carriera, che andavano a svernare in Inghilterra.

 

L’inizio della fine - Solo dopo il Mondiale 2006 si sono avuti i premi veri scricchiolii, il prestigio e l’appeal del nostro campionato scemava sempre di più, il mondiale vinto era il canto del cigno di un calcio che non era stato al passo coi tempi, né da punto di visto tecnico, né culturale, né mediatico.

Alcune squadre, in Inghilterra, avevano già lo stadio di proprietà, incassavano milioni con il merchandising, e con le visite guidate ai musei dei club, e allo stadio.

Così, giocatori che fin da bambini sognavano di giocare in Italia, ora preferivano cambiare aria, e seguire il vento che tirava verso Inghilterra e Spagna.

Solo per dirne alcuni, in poco tempo Shevchenko passava al Chelsea, Kakà al Real Madrid, Ibrahimovic al Barcellona.

Anche alcuni campioni del mondo scelsero la Spagna: Cannavaro sbarcò a Madrid, e Zambrotta a Barcellona.

Da quel momento le sessioni di mercato si sono fatte sempre più interlocutorie, lente, farraginose.

Si battagliava a colpi di prestiti, parametri zero, diritti e obblighi di riscatto. Ma soldi ne giravano pochissimi, e si sperava nel colpo di coda, l’assalto all’ultimo istante del presunto campione che non aveva trovato ancora sistemazione, e che la società di appartenenza non era riuscita ancora a sbolognare.

Famosi erano i “giorni del condor” di Adriano Galliani, che con le mani saldamente legate dalla proprietà, si buttava gli ultimi due/tre giorni di mercato su qualche ex campione, o su qualche promessa non mantenuta, sventolandolo alla piazza come grande acquisto, e facendo qualche centinaio di abbonamenti in più. E niente altro, perché i risultati sul campo erano disastrosi.

 

Il rinascimento - Il fondo lo si è toccato nella sessione estiva del mercato 2014, dominata dal quasi totale immobilismo, dopodiché le cose hanno piano piano ricominciato a muoversi.

Fino ad arrivare a questa scintillante estate 2018. 

Cristiano Ronaldo alla Juve, Nainggolan e Vrsaljko all’Inter, Higuain al Milan, Pastore e Kluivert alla Roma, oltre al clamoroso ritorno di Bonucci alla Juve.

C’è stato anche molto movimento di talenti italiani, in cerca di consacrazione: Politano che vuole a tutti i costi un posto da titolare all’Inter, oppure Cristante che vuole prendere in mano il centrocampo della Roma, o Caldara che insieme a Romagnoli vuole le chiavi non solo della difesa del Milan, ma della nazionale.

Insomma, il teatro della Serie A sta allestendo un spettacolo di prestigio, niente più cinepanettoni, niente più avanspettacolo, va in scena il rinascimento.

 

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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