Se dici donna, dici… calcio!

Il mondo del pallone si tinge di rosa sotto un unico colore azzurro

di Alessio d. Lavino
Alessio d. Lavino
(4 articoli pubblicati)
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Che la nazionale di calcio tenesse incollato allo schermo anche il più profano di questo sport era cosa risaputa, soprattutto in Italia, ‘Repubblica democratica fondata sul fascino di questo sport’. E se è altrettanto vero che la sovranità appartiene al popolo, beh, il responso di queste settimane parla chiaro. La nazionale ha proprio conquistato tutti! Piccolo dettaglio, la nazionale in questione è quella femminile

“Quando giocavo da piccolo lei faceva avanti e indietro per la rete. Un giorno mancava un ragazzo ed allora il mister disse: chiamiamo Martina tanto corre sempre. Martina entrò e mise a segno 2 gol.” Queste sono le parole di Matteo, fratello gemello di Martina Rosucci. Oggi Martina fa parte della rosa della nazionale italiana ai Campionati del Mondo 2019 di calcio femminile.

26 ottobre 1863. In una taverna londinese (la Freemasons' Tavern) undici rappresentanti di altrettanti club inglesi si incontrano e gettano la prima pietra per la costruzione di quello che oggi potremmo definire il calcio professionistico moderno. Nasce la ‘Football Association’. Da quel famoso incontro sono trascorsi più di 150 anni, durante i quali il calcio si è evoluto diventando una vera e propria macchina economica. Diritti d’immagine, sponsor, contratti milionari, aerei privati e chi più ne ha più ne metta. Società di calcio che sono oramai delle aziende detentrici di un marchio da sponsorizzare in tutto il mondo. Ma se il mondo del calcio maschile viaggia su una dimensione  quasi irraggiungibile, viene da chiedersi quale sia la situazione sul fronte femminile. La risposta non è certo delle più felici. Una calciatrice in Italia guadagna in media 15mila euro all’anno e la più pagata non supera i 30mila euro lordi a stagione. Cifre ridicole, se paragonate agli stipendi dei colleghi uomini. Inoltre, non essendo categorizzate come ‘professioniste’, non possono avere un contratto di durata maggiore di un anno.

9 giugno 2019. Francia, Stade du Hainaut (Valenciennes). La nazionale italiana femminile di calcio fa il suo debutto nel Campionato del Mondo 2019. Australia-Italia è sul risultato di 1-1. La partita sembra ormai conclusa. Ancora un’azione. Un calcio piazzato sul lato destro dell’area di rigore australiana. Valentina Cernoia pennella un cross sul secondo palo; uscita a vuoto del portiere avversario. Mezza Italia e tutto lo stadio trattengono il fiato. Il tempo sembra fermarsi. La palla viene spizzicata da un’irriducibile Barbara Bonansea che insacca. Esplode un boato assordante che invade tutto lo stadio. La gioia delle giocatrici azzurre è incontenibile. Una gioia figlia del duro lavoro e sacrificio quotidiano, della volontà di fare qualcosa anche quando l’opinione comune pensa il contrario. Quella voglia di andare a correre avanti e indietro, non per soldi, non per notorietà, non per gloria e neanche perché ‘tutti lo fanno!’. Voglia di sudare, di lottare fino all’ultimo respiro per il puro e semplice amore verso uno sport. 3,5 milioni di spettatori hanno assistito a quel boato che rimarrà indelebile nella storia del calcio femminile italiano. Numeri da record che si sono addirittura duplicati nel corso delle partite successive.

Quel 9 giugno 2019, in una tranquilla città francese, undici ragazze capitanate dal loro coach, Milena Bertolini, gettano definitivamente le fondamenta per la costruzione del calcio professionistico femminile in Italia.  Quella scintilla scoccata al novantacinquesimo minuto si sta trasformando in qualcosa di più concreto, infiammando il mondo del ‘sistema calcio’. Un sistema che a questo punto ha l’obbligo morale di portare una ventata di novità, tutelando ed incentivando anche piccoli e medi club ad avere la loro ‘fetta’ di calcio femminile.  Un cambiamento che potrebbe avvenire già a partire dalla prossima stagione sportiva in un contesto nazionale fortemente sensibilizzato dalle emozioni che questa Italia, un’Italia rosa sotto un unico colore azzurro, ci sta facendo vivere in queste settimane!

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Fonte: l'autore Alessio d. Lavino

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