San Siro: né nuovisti né conservatori, prevalga la meritocrazia

La decisione su San Siro va presa secondo i canoni di ciò che è meglio per Inter, Milan, i tifosi e la città di Milano

di Francesco Poli
Francesco Poli
(34 articoli pubblicati)
San siro di notte prima di Inter-Barcell

Cari amici di GazzettaFanNews, ricordo ancora la prima volta che varcai gli ingressi di San Siro, era il dicembre 1988 e mio padre per i miei dieci anni mi regalò la "doppietta" Milan-Inter e Inter-Juventus, che si giocavano ad una settimana di distanza dall'altra. In campo c'era l'Inter dei record di Trapattoni, Nicola Berti beffò la curva sud rossonera con un gol sotto di essa al 90' dopo una partita in cui il Milan di Sacchi aveva fatto una lectio magistralis del tutto improduttiva, dominando sul volume del piano del gioco collettivo e non segnando nemmeno una rete. L'Inter in trincea del Trap, con quel miscuglio di sacrificio e creatività, seppe esaltare le individualità meglio del maestro d'orchestra di Fusignano, i soldatini rossoneri furono così cotti a puntino e serviti in tavola al novantesimo, il Piave nerazzurro aveva resistito; l'attesa, come in un gran ristorante, valse il prezzo del biglietto. Inter-Juve invece finì, tanto per cambiare, al grido di "venduto venduto" rivolto all'arbitro da tutto lo stadio interista.

Lo so ora cosa starete pensando, con questa premessa sicuramente siamo di fronte ad un romantico, tradizionalista, che è contrario alla demolizione di san Siro. E invece no, sono un innovativo, amo le novità, amo la modernità, quella vera però, eppure sì, al momento non sono favorevole alla demolizione dello stadio san Siro. Perchè? Per motivi diversi dalla dicotomia innovazione-tradizione, che penso invece possa coniugarsi e convivere.  I motivi sono invece legati ad un altro concetto, che è quello di meritocrazia. Penso che debba andare avanti ciò che merita e ciò che è migliore e ad oggi non sappiamo se il nuovo stadio sarebbe migliore di san Siro, se lo fosse e se davvero anche un san Siro ristrutturato non potesse competere con il nuovo, allora sarei favorevole al nuovo.  E penso che così la pensi anche il nostro sindaco Sala, che non è certo un tradizionalista, ma un manager innovatore eletto da una città innovatrice, la più moderna d'Italia. Se quindi al momento Sala e tanti milanesi sono contrari non penso sia solo per romanticismo nostalgico, che poco corrisponde alla città. 

Aspettiamo e vediamo, in compagnia del cugino dell'innovazione (a proposito di cugini rossonerazzurri), cioè il pragmatismo, perchè al momento sappiamo solo che il nuovo stadio avrebbe una capienza minore rispetto all'attuale, e questo non è un bene perchè già oggi un'Inter quarta in classifica fa 60.000 spettatori e un Milan sesto ne fa 50.000. Di tutto il resto non sappiamo nulla, la vicenda d'altronde è solo all'inizio, il dibattito è appena aperto, ma ne parleremo per anni. Ah, e forza Inter!

Fonte: l'autore Francesco Poli

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