Salah, Carvajal e Karius: una valle di lacrime nella finale di Champions

Nella finale di Kiev si consuma un dramma sportivo dopo l’altro, ad iniziare dagli infortuni di Salah e Carvajal per finire con le papere del portiere dei Reds.

di Nicola Pintus
Nicola Pintus
(17 articoli pubblicati)
Carvjal-Karius-Salah

Sabato 26 Maggio a Kiev si è svolta una delle finali più ambite del calcio, quella della Champions League, che ha visto fronteggiarsi Real Madrid e Liverpool per la conquista della coppa dalle grandi orecchie. Il risultato finale a dire il vero non ha fatto molto scalpore, rispettando le premesse della vigilia con la vittoria dei Blancos per 3 a 1 con gol di Benzema e doppietta di Bale (il primo una rovesciata d’autore!), dopo il momentaneo pareggio dei Reds siglato dal “rapace” Mané. Quello che ha invece più colpito sono stati i drammi sportivi che si sono susseguiti durante tutto il match, dei pianti amari avvenuti non soltanto dopo il triplice fischio del direttore di gara, come solitamente accade.

Le prime lacrime si sono registrate a ridosso della mezz’ora di gioco, quando si è accasciato a terra Mohamed Salah dopo un contrasto con l’avversario Sergio Ramos. Cadendo il giocatore egiziano ha sbattuto violentemente la spalla sinistra procurandosi una lussazione con interessamento ai legamenti. Momo viene così sostituito dal compagno Lallana ed uscendo dal terreno di gioco è davvero inconsolabile: ci provano Mané, l’avversario Cristiano Ronaldo, l’allenatore Klopp, ma l’egiziano è straziato dal dramma sportivo che sta vivendo. Per Salah la sua finale di Champions, traguardo ardentemente desiderato ed ottenuto dopo tante e tante dure partite lunghe un’intera stagione, è terminata quasi subito, dopo neanche mezz’ora di gioco. Finisce tristemente la sua finale, come svanisce anche il sogno dell’egiziano di vincere il Pallone d’oro.

Dopo altri 5 minuti però si consuma un altro dramma sportivo: stavolta a farne le spese è un giocatore del Real Madrid, Dani Carvajal. Per lui sembrerebbe più una “maledizione” per le finali di Champions League. Nel 2016 infatti, durante la finale Champions giocata a San Siro contro l’Atletico, il giocatore era dovuto anche in quell’occasione uscire a gara in corso per infortunio, saltando purtroppo anche gli Europei disputati in Francia.  Appena sentito il dolore, il giocatore del Real si butta a terra e, coprendosi gli occhi con un braccio, scoppia in un pianto a dirotto. L'incubo per il calciatore spagnolo sembra esser tornato, quella paura di essere, ancora una volta, doppiamente beffato dal destino: oltre che uscire prematuramente dalla finale di Champions, è ora anche a rischio  per il Mondiale che si svolgerà in Russia tra neanche 20 giorni.

Il dramma sportivo “per eccellenza” però lo ha subito senz’altro il portiere dei Reds, Karius, autore di due colossali papere nel secondo tempo della finale. Il primo “infortunio” (stavolta tecnico) dovuto ad una rimessa sciagurata effettuata con le mani quasi sui piedi dell’attaccante Benzema, che ha dovuto solo allungare un po’ la gamba per spingere il pallone in rete. La seconda papera del portiere di nazionalità tedesca è stata invece dettata dalla presunzione di voler bloccare un tiro scagliato dal gallese Bale da quasi 40 metri, una sassata col pallone che, a causa di un cambio di direzione improvviso, è stato “sbucciato” da Karius insaccandosi inesorabilmente .

Karius a fine partita crolla a terra, reo di aver causato la sconfitta della sua squadra. Rimane quasi 10 minuti con la testa china verso l’erba del campo, con la maglia che gli nasconde buona parte del viso, piangendo copiosamente. Da condannare senz’altro l’indifferenza dei suoi compagni, perché nessuno nel mentre si è avvicinato a rincuorarlo, come invece in una squadra andrebbe SEMPRE fatto. Paradossalmente il primo ad avvicinarsi è stato Bale, l’avversario che gli aveva fatto il secondo gol, dimostrando di essere un vero fuoriclasse. Dopo essersi rialzato, il portiere tedesco si è messo una mano sul cuore e, in lacrime, si è diretto verso la curva dei tifosi del Liverpool per chiedere scusa, ricevendo un bellissimo applauso da tutti i tifosi Reds presenti sugli spalti. Questo per ricordare che si vinca o si perda, è solo sport, la delusione ci sta, ma non è un funerale.

Karius
Fonte: l'autore Nicola Pintus

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