Saadi Gheddafi, un “calciatore storico” passato in Serie A

Il figlio del colonnello Muammar Gheddafi è stato il primo libico a giocare in Serie A

di Paolo Capano
Paolo Capano
(46 articoli pubblicati)
perugia

«Con questa operazione entreremo nella storia del calcio», Luciano Gaucci dixit. Era Il 29 giugno del 2003 quando Saadi Gheddafi, figlio del colonnello Muammar, firmava per il Perugia. La presentazione avvenne con una cerimonia pomposa al Castello di Torre Alfina, dimora dell'istrionico Gaucci prima del crack del Perugia e della messa all'asta. D'altro canto, la location si prestava per festeggiare il tesseramento del figlio di un capo di Stato. Poco importa se non avesse le qualità fisiche o tecniche per competere nel calcio italiano.

«Ho pensato fosse un'operazione vantaggiosa. Per l'immagine, tanto che stampa e tv per settimane parlarono del Perugia. E poi se il suo acquisto poteva aiutare un po' a migliorare i rapporti nel Mediterraneo, ero ben felice», spiegò tempo dopo l'ex patron dei grifoni. Un uomo di relazioni internazionali. Indiscutibilmente Luciano Gaucci, definito «persona rozza ma intelligente» dal suo amico Giulio Andreotti.

L'ingresso nel calcio italiano di Gheddafi Jr, in realtà, avvenne già prima con l'acquisizione del 7,5% delle azioni della Juventus, del 33% della Triestina e con un accordo commerciale con la Lazio. Il suo arrivo in Italia come calciatore parrebbe una boutade di primo acchito. Non lo fu. Arrivò a Perugia da giocatore, circondato delle guardie del corpo. Il campo lo vide poco. Conquistò le pagine dei giornali dopo un Perugia-Reggina del 5 ottobre 2003. Saadi Gheddafi venne trovato positivo all’anti-doping: nandrolone. Primo "non-calciatore" dopato. Atipico. Dopo la squalifica di 3 mesi, riuscì ad esordire al Curi contro la Juve, di cui è tifoso e azionista. Tanto che il 10 gennaio 2002, in un'intervista alla Gazzetta, svelò di preferire Gianluca Zambrotta ed Edgar Davids a Pavel Nedved. Dopo la tappa di Perugia, un anno all’Udinese dove collezionò 13 minuti contro il Cagliari. Tra il 2006 e il 2007, Saadi Gheddafi, grazie ad un esistente rapporto tra la sua Tamoil e la Erg della famiglia Garrone, approdò alla Sampdoria. Zero presenze: in questa caso, l'approdo in blucerchiato era mirato ad un'amichevole, poi disputatasi a Tripoli nel febbraio 2007 tra Libia e Sampdoria (terminò 2 a 1 per i libici. A segno per i doriani, manco a dirlo, Quagliarella). Così si espresse Saadi Gheddafi nella conferenza stampa di presentazione: «Sono felice per quest'avvenimento, che rafforza i rapporti già ottimi tra la mia famiglia e la famiglia Garrone e che di certo concorrerà anche a riportare nuova distensione nelle relazioni politico economiche tra Italia e Libia».

Chiuse la carriera calcistica a 34 anni, ritornando in Libia. Di lì a poco, la storia della dinastia Gheddafi si schiantò contro l'insorgere delle primavere arabe, quando i ribelli spazzarono via il regime del Rais di Tripoli. E Saadi si trasformò da meteora del calcio a prigioniero politico.

Fonte: l'autore Paolo Capano

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