Ryan Giggs, la storia del mago gallese

“Vidi Ryan sul campo quando aveva 13 anni – dirà Sir Alex – e rimasi colpito: mentre gli altri correvano, lui fluttuava“.

di Andrea Lorello
Andrea Lorello
(2 articoli pubblicati)
Manchester United v Tottenham Hotspur -

 La celebre tennista statunitense Billie Jean king diceva che un campione ha paura di perdere mentre tutti gli altri hanno paura di vincere. Chissà se il più vincente giocatore della storia del calcio inglese la pensi allo stesso modo. Egli nasce a Cardiff nel 1973 dalla relazione tra l’inglese Danny Wilson e la gallese Lynne Giggs. All’età di 16 anni sceglie di chiamarsi con il cognome materno. Era l’inglese Ryan Joseph Wilson. E’ e sarà per sempre il gallese Ryan Giggs.

Nel 1980 la famiglia Wilson si trasferì a Swinton, a nord di Manchester, dove il signor Wilson fu ingaggiato dalla squadra di rugby locale.
Nel 1981 un incontro cambierà per sempre la vita del piccolo Ryan Wilson. Dennis Schofield, un lattaio di Manchester con la passione di scovare giovani talenti, lavorava anche per il Manchester City. Un giorno è in sosta con il suo furgoncino davanti alla Grosnevor Road Primary School di Swinton. Nel campo dell’istituto un gruppo di studenti gioca a football. Tra di loro un ragazzino corre come una gazzella e ha la dinamite nei piedi. Schofield, sbalordito dal talento, chiede a uno degli insegnanti se i genitori fossero presenti per chiedergli di iscrivere il ragazzo alla scuola calcio locale “ Fc Deans”. Mamma Lynne, sempre presente accanto al figlio Ryan, è titubante ma Schofield è convincente. Da quel giorno sarà lui che porterà il futuro Ryan Giggs, con il furgoncino del latte, agli allenamenti.

L’intento di Schofield è proporre il giovane talento al Manchester City ma non fa i conti con l’intuito di Sir Alex Ferguson. Ken Barnes, capo scout del City, viene bruciato sul tempo. Nel giorno del 14esimo compleanno di Ryan, Sir Alex e Joe Brown, capo scout dei red devils, si presentano a casa Wilson e strappano all’eterna rivale il giovane talento. 

Il giovane Ryan, pur convocato spesso in prima squadra, continua i suoi allenamenti con le giovanili. Non ha fretta di fare il grande passo né sembra scontento. Il motivo è semplice. I suoi compagni di Academy sono: Beckham, Scholes, Butt e i fratelli Neville. Era l’apoteosi del talento e Sir Alex lo sapeva. Quel gruppo di ragazzini fu la famigerata “class of 1992”. Così celebrata poiché, tranne Giggs, esordirono tutti nella massima serie di quell’annata. Ma non solo. Fu la ricostruzione del calcio inglese dopo il pugno d’acciaio di Margaret Tutcher. Rappresentò il riscatto di una generazione di talenti, proveniente dalla working class, diventata simbolo negli anni avvenire. Fu l’alba di un futuro rosso fuoco.
Nel 1999 lo United e Ryan Giggs toccano il punto più alto della loro storia. Prima il campionato, poi una storica vittoria in FA cup. In questa edizione della storica coppa inglese, Ryan intercetta un passaggio sbagliato di Vieira e punta dritto la porta. Salta come birilli la linea difensiva avversaria e libera un sinistro micidiale sotto la traversa. Veloce come una gazzella, potente come la dinamite. Lo United è in finale.

Resta un’ultima impresa. Battere i tedeschi del Bayern Monaco e conquistare l’Europa.

Dopo 90’ minuti lo United è sotto 1 a 0. Non servono i supplementari per ribaltare il risultato. Bastano 3 minuti di recupero. Al triplice fischio finale, a testimonianza del legame speciale che correva tra i due, Ryan Giggs fu il primo che Sir Alex abbracciò. L’ultimo citato nella sua biografia, con le suddette parole : ”Ho usato lui per sfidare tutti gli altri.”
Quello che fu un tempo il bambino Ryan Wilson è diventato l’uomo dei record. I numeri parlano da soli ma sono noiosi. Non siamo qui a decantare il suo prestigioso curriculum ma a omaggiare e raccontare le storie della sua vita. Come il giorno del suo ultimo match dove Giggs si autoconvoca, avendo assunto il ruolo di giocatore/allenatore, e fa esordire un giovane talento di nome Wilson. Proprio come si è chiamato lui fino ai 16 anni. Proprio come, ancora oggi, si chiama suo padre. E mentre l’esordiente Wilson sigla una doppietta, la mente di Ryan ritorna a Cardiff, nei ricordi più intensi della sua infanzia. 

Ryan Giggs
Fonte: l'autore Andrea Lorello

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