Russia 2018: ci avete tolto l’Italia ma non tutto il resto

Le emozioni di un Mondiale sono uniche. Anche se non ci siamo

di Antonio Casu
Antonio Casu
(33 articoli pubblicati)
Tifosi Italia

Ma noi quando giochiamo? Ce lo domandiamo da giovedì scorso, nel momento in cui è iniziato il Mondiale russo. Quasi fossimo ancora immersi in uno stato catatonico che non ci fa prendere coscienza del fatto che l'Italia, questa volta, non c'è. Lo sappiamo dallo scorso 13 novembre, ma la metabolizzazione del lutto non si è ancora concretizzata. Dove sono finite le polemiche per le scelte del commissario tecnico?  Chiesa deve giocare? 4-3-3 , 3-5-2 o 5-5-5? Dobbiamo essere offensivi? Oppure giocare all'italiana? Dove sono quelli che "ci fosse stato Conte...",  i soliti "Ventura, non ci stai capendo niente" e i cauti che "occhio al Panama, la punta faceva faville in Colombia" ma poi "possiamo far fuori chiunque, anche la Spagna"?  Arrendiamoci: a 'sto giro Casa Azzurri è a Formentera, vuoi mettere con la steppa siberiana? Certo che sì.  

Ci avete tolto tutto.  Ogni cosa. I barbecue coi birroni ghiacciati. Le scuse più assurde per prendere un giorno di ferie quando arriva Italia-Corea del Sud. Le analisi tattiche dello zio obeso che allenava in Terza Categoria. Oppure dell'amico che v'ha fregato al fantacalcio con un gol al novantesimo di Tumminello. Ci avete tolto gli sfottò all'erasmus francese che maledice gli australiani . E gli approcci con la croata  a cui promettere l'appoggio incondizionato in caso di eliminazione azzurra. Insomma, ci avete tolto l'Italia. Quella vera che la Coppa del Mondo, nonostante tutto, la vince ogni volta a prescindere dai risultati. Ma credeteci: non ci avete tolto tutto il resto.  Perché le emozioni di un Mondiale che si ripresenta puntuale ogni quattro anni sono uniche. Anche quando noi, messi in ginocchio da una Svezia qualunque, non ci siamo. 

Volete davvero pensare che vedere il Messico sconfiggere la Germania o la Svizzera fermare il Brasile non sia bellissimo lo stesso? E che dire dell'Egitto che fa un figurone anche se Salah soffre in panchina? E il Perù di Guerrero, sbarcato in Russia grazie al capello di un inca morto cinquecento anni fa? Le magie di Cristiano Ronaldo e il capo chino di Messi. Le trombette dei marocchini e la ricomparsa improvvisa di calciatori che credevamo si fossero ritirati da tempo.  Le eterne promesse disperse in Cina, gli underdog e i "nuovi talenti" che infiammeranno il mercato e andranno via dall'Italia dopo dieci partite.  Diciamolo: ci avete tolto tanto, ma in fondo non ci avete tolto niente. Parleremo comunque del nove panamense. La 0,40 chiara sarà sempre fredda al punto giusto. Lo zio sproloquierà.  Il francese ci odierà e la croata (forse) cadrà ai nostri piedi.  Sorridiamo, alla faccia della (s)ventura. Questo Mondiale è anche nostro, non è finito il 13 novembre. E ci stiamo divertendo parecchio. 

Fonte: l'autore Antonio Casu

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