Roma, essere tifosi giallorossi: istruzioni per l’uso

Guida al perchè, nonostante non ci sia Totti, la var, la cessione di Strootman, Roma-Cagliari e tutto il resto, non si smette mai di tifare "la maggica"

di Marco Michelli
Marco Michelli
(35 articoli pubblicati)
i giallorossi dopo lharakiri di Cagliari

Tifare Roma “la rappresentazione della vita: gioia, esaltazione, attesa, speranza, illusione, tristezza, fallimento”. A scriverlo fu Eduardo Barone su Insideroma: forse è una descrizione applicabile ad ogni squadra e sostenitori, ma per il tifoso giallorosso in un periodo di alti e bassi clamorosi possono essere necessari consigli per cercare di capire la situazione e gli eventuali rimedi da applicare. Perché se di cura c’è bisogno, con una metafora medica, va detto che in qualche modo i sintomi (squadra, torti, infelicità) sono e restano sempre gli stessi.

Già perché parliamo di una squadra camaleontica, che esprime tutto ed il contrario di tutto, capace di passare il girone, tosto, di Champions League ma anche di compiere disastri imbarazzanti come le sconfitte con Bologna e Spal.

Una squadra insomma che avrebbe tutto per puntare al vertice e che invece mostra, ogni volta che è chiamata a fare un ipotetico salto di qualità, amnesie disarmanti e incomprensibili che lasciano attoniti e fanno emergere la perenne ansia “mainagioista” insita in ogni tifoso. E in tutto questo va perfino aggiunta l’amarezza per le decisioni di una Var capace di non concedere il rigore su Zaniolo in Roma – Inter.

Se i sintomi per avere stress ci sono tutti, bisogna anche ricordare che è stato sempre così, sia per squadre belle e incompiute che per i torti. Partiamo dalle ingiustizie subite: sempre ci sono state, sin dalla presidenza Viola, ossia dal celeberrimo e mai dimenticato gol di Turone, al contro fallo che porta al gol di Trezeguet contro la Juve di Ranieri  e, a dire il vero, nel passato sono state ben più clamorose.

Poi c’è lo stato d’animo di infelicità, quello che nel tempo ha portato addirittura alla creazione dell’hashtag tutto romanista di #mainagioia: ma anche quello è un sintomo che si ritrova, purtroppo negli anni e che è ben conficcato nel cuore di chi ha vissuto Roma - Liverpool e Roma – Lecce (per certi versi difficile stabilire quale dolore possa essere peggiore) i mille secondi posti e le occasioni perdute senza comprendere perché (e qui riaffiora il dolore per Roma – Samp del 2010, con Pazzini che cancella un sogno).

Allora, guardando al passato, soffrire per il presente non ha senso. Ma è proprio in questo che c'è l’ennesimo smacco per l'impossibilità di comprendere le prestazioni di una squadra che sembra perennemente un cantiere e che cresce mai. Passato il triste addio di Totti e il brutto finale con Spalletti (mister, che brutta gestione di un campione!) sembrava che il nuovo corso fosse credibile: un allenatore giovane e appassionato; facce nuove (anche se troppi stranieri mediocri tanto fanno rimpiangere i Falcao); una proprietà con ambizioni (sembrava).

Eppoi? Vai a cedere Allison (la differenza i portieri la fanno eccome!) e Strootman all’ultimo giorno di mercato, che è stata una porcheria, con scelte che nemmeno la il peggio a fantacalcio farebbe (con quali sostituti?). E siccome il baratro non ha fine, Dzeko torna quello della prima stagione, Olsen fa papere assurde e vedi amnesie talmente esilaranti che vien da ridere se non fosse che è la tua squadra del cuore che becca il gol in contropiede al 95esimo in 11 contro 9…

Il paradosso? Che adesso arriva Roma–Juve e che un colpo di coda può riaccendere entusiasmi  sempre pronti a dare tutto il calore possibile. Certo anche tutto questo affetto (come - non mi odiate – la triste rivalità cittadina  tra poveri) forse non ha mai aiutato chi dovrebbe avere più spina dorsale e meritarsi l'affetto: però come fai a non crederci, a non proferire quel daje che ormai è un’altra specialità della casa?

Tutto è sempre possibile basta crederci: del resto, nell’anno dello scudetto della Lazio, aumentarono del 35% i biglietti dello stadio per far arrivare Batistuta? E come sempre lo stadio fu riempito e tutti sapete quello che successe...

Oggi, come allora, “ci so due cose importanti nella vita” e la Roma non si discute ma, certe volte ahimè, si ama.

https://www.gazzetta.it/Calcio...

roma - genoa 3-2 tre punti dopo tanta pa
Fonte: l'autore Marco Michelli

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2 COMMENTI

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  1. Lu - 4 settimane

    Al Nike store c’è la scritta, a caratteri cubitali ‘la Roma non si discute si ama’ e non ho ancora capito se fa esaltare o deprimere…

  2. mwm - 4 settimane

    E se anche stavolta con la Juve non andasse bene, resta il fatto che alla Roma un’altra occasione si dà sempre perché in fondo non si discute ma si ama a prescindere. E forse anche questo mantra fa parte dell’essere romano e romaniata.

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