Roberto Baggio, l’attesa del piacere

La malinconia applicata al mondo del calcio, in un eterno Sabato del villaggio

di Luigi Della penna
Luigi Della penna
(2 articoli pubblicati)
Arte in dribbling

Roberto Baggio, anima calcistica controversa, quel dorso indelebilmente segnato dalla numero 10, quella maglia azzurra gonfia di orgoglio e lacrime in quell'estate del 1994 così densa di sentimenti, contrastanti, indissolubili. Quando sembrava davvero finita, spuntava quel destro liftato, il dribbling da hombre vertical, triste nel tocco tanto quanto illuminante nelle giocate, impossibili da cancellare. Galeano scrisse di come Buddha non gli evitasse i calci, ma ne mitigasse il dolore. Un'anima divisa, in perenne equilibrio tra la gloria e il baratro, tra il goal alla Nigeria e il rigore sbagliato con il Brasile. Roberto appare agli occhi e all'animo di chi scrive come un uomo senza mezze misure, almeno su un campo da calcio, una figura dalla quale non riesci neanche per un istante a distogliere gli occhi di dosso, quel modo magnetico di accarezzare l'amica di una vita, vera e bastarda a seconda dei momenti. La carriera di Baggio verte sul pugno in pieno volto al cuore azzurro, alto sulla traversa di Taffarel, come se il resto andasse in secondo piano. Tutto in frantumi, la speranza in un errore verdeoro e quindi l'oltranza. Tutto evaporato.

Non sapremo mai come sarebbe andata, è come se quei cinquantotto milioni di italiani, ogni singolo tifoso dell'iconico Roberto, stessero urlando tutto il loro dolore all'unisono. Troppo per la fragilità interiore di Roberto, il quale abbassa simbolicamente il capo, fissa per interminabili secondi il verde del Rose Bowl, mentre dietro di lui i brasiliani festeggiano. Aprono un enorme striscione in memoria di un altro colosso del '900 sportivo, Ayrton Senna. Grandi. Baggio è l'emblema dell'amarezza interiore, avrebbe voglia di urlare al mondo tutti i sentimenti contrastanti nei quali la sua anima sta scavando. Non è facile essere Baggio. Dall'empireo agli inferi, il passo è breve. Mai i brasiliani furono tanto battibili, mai un fuoriclasse segnò una manifestazione quanto lui fermandosi ad uno scalino dalla vittoria. Jorge Valdano, altro personaggio mai banale, ha lasciato ai posteri adepti footbalistici una definizione a dir poco perfetta del Codino: "Tutti corrono, mentre lui frena; tutti giocano a memoria, mentre lui crea; tutti sono stressati, mentre lui resta freddo. In un mondo di centrocampisti che non ragionano, è il simbolo del calcio che ci piace".

In lui prendono forma le idee controcorrente del nostro tempo, lui preda del calcio degli anni '90, figlio dell'eccessiva fisicità e tatticismo. Rallentare, quando tutti accelerano. Ragionare, quando tutti hanno perso la speranza. Come in quel agonico mondiale, come in mille altre occasioni con ogni maglia vestita. Come con il nerazzurro in quella fredda serata novembrina del 1998, contro il Real Madrid, in un Meazza a metà tra il rassegnato e l'amareggiato, classico sintomo di tifo della Beneamata. Un arcobaleno in area, uno scherzo ad Illgner. San Siro impazzisce. Vedete, Baggio non è stato solo un fuoriclasse, ha rappresentato un modo del tutto particolare di vestire la numero Dieci, sicuramente diverso da chiunque altro. Roberto incarna in pieno lo spirito delle domeniche raccontato dagli 883 in Weekend, brano tanto malinconico quanto struggente, veritiero, ritratto di una provincia ormai estinta, quella delle radioline attaccate all'orecchio di lui con la lei nera dalla rabbia a fianco.

Tanta malinconia in quei fine settimana di inizio anni novanta, in una sorta di sabato del villaggio tuttora persistente, così simile alla carriera di Roberto Baggio, lucente, certo, ma allo stesso tempo tormentata. L'attesa del piacere rappresenta il piacere stesso. Definizione migliore credo non esista. Attesa di una sua giocata, attesa di un goal che faccia scendere tutti dall'aereo diretto a Roma, proprio come in quell'estate del 1994. Siamo ancora lì ad aspettare quel fottuto pallone scendere.Grazie Roby per ogni istante dedicato al calcio, lo hai reso migliore di quanto fosse prima, lasciando un segno indelebile per chi verrà.

Fonte: l'autore Luigi Della penna

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.