Riunione con gli arbitri: Ancelotti tuona sul rigore su Llorente

Un caso difficile ma non impossibile, se l’arbitro non fosse andato in confusione.

di Franco Barbagallo
Franco Barbagallo
(4 articoli pubblicati)
Il rigore su Llorente

Sicuramente alcuni dei problemi odierni che riguardano gli arbitraggi e il VAR dipendono dal fatto che giocatori e allenatori conoscono non sufficientemente il regolamento e che molti arbitri, e dirigenti IFAB, non abbiano quasi mai giocato al calcio discretamente. Ciò è altrettanto valido per numerosi giornalisti commentatori del settore. Chi scrive professionalmente di food, ad esempio, dovrebbe anche saper cucinare discretamente per diventare un critico di vera eccellenza. 

Esaminando la dinamica del “tutto” si dovrebbe tenere presente che, quando si salta di testa per colpire su un traversone che proviene da sinistra, l’attaccante salta dandosi lo slancio sul piede sinistro e slancia in avanti e in alto il braccio destro. Questo movimento del braccio serve a due scopi, il primo è elevarsi il più possibile, il secondo a mettere il braccio destro DAVANTI al difensore per rubargli il tempo e lo spazio per poter colpire di testa. Nel caso di Llorente egli fa proprio così: cerca di mettere il braccio destro “davanti”. Lo fa spostando un poco il mento del difensore. Il difensore salta poco e male per “fatti suoi”, non perché il tocco di Llorente fosse pesante e quindi da fallo, altrimenti molti gol di testa di Mandzukic, ad esempio, dove egli con il braccio ruba tempo e spazio ai difensori, si sarebbero dovuti annullare. Mandzukic è un super campione di testa e ha segnato tanti gol proprio perché molto capace nel mettere il braccio di stacco davanti al difensore. Il calcio è uno sport fisico e di contatto. L’arbitro deve capire se il contatto è da fallo o da momento di contatto del gioco.

Il difensore genoano si rende conto che Llorente” lo sta fregando”: si gira su se stesso e si butta sull’attaccante a corpo morto, un po' per simulare che ha subito lui un fallo, un po' perché in “confusione”. Se l’attaccante dà una gomitata in faccia o un pugno o una manata forte si commette fallo e va fischiato. L’arbitro aveva a disposizione due comportamenti corretti. Fischiare il più plausibile rigore oppure, se riteneva lo slancio del braccio destro eccessivo, fischiare una punizione a favore del difensore. Non fischiare nulla è comunque un errore palese. L’arbitro avrebbe dovuto comunque fermare il gioco, andare al VAR e decidere dopo aver guardato bene l’azione. Un errore tecnico così grave va sanzionato pesantemente per dimostrata incapacità a reggere la pressione da parte dell’arbitro che non ha “ragionato su nulla” ed è andato in confusione più e meglio del difensore del Genoa. Una domanda scontata è: perché, invece di far viaggiare frotte di allenatori e capitani, comunque incapaci di ripetere a casa ai giocatori le cose apprese come si deve, non siano gli arbitri a visitare personalmente le squadre periodicamente per spiegare de visu ai calciatori, con domande e risposte, senza intermediari?

Fonte: l'autore Franco Barbagallo

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