Rifondazione romanista: bisogna ripartire da Totti e De Rossi?

Suggestioni e rischi di una proposta che parla al cuore dei tifosi; ma il vero punto di svolta sarebbe un allenatore carismatico

di Massimiliano Gatta
Massimiliano Gatta
(11 articoli pubblicati)
totti de rossi

Da qualche settimana alcune radio e giornali sportivi romani stanno lanciando una proposta suggestiva: rifondare la Roma partendo da Francesco Totti  come dirigente operativo e da Daniele De Rossi come  allenatore.

L'idea di fondo è il recupero della dimensione identitaria della squadra giallorossa e  del legame con i tifosi, mai così intermittente come nella stagione americana. Collocare le ultime due bandiere  romaniste ai vertici societari ed in panchina significa riconnettersi ad un pezzo di storia, legare il futuro al passato, ricercare la grandezza a venire nei simboli della grandezza recente. Significa, inoltre, rifiutare il calcio come modello di business fine a se stesso e tornare a considerarlo soltanto passione, riscoprire il romanismo come tratto distintivo ed originale, come alterità orgogliosa, come autosufficienza emotiva.

Fermarsi alle suggestioni non è, però,  sufficiente. Lo slogan Mai schiavi del risultato, tante volte esposto in curva  è, allo stesso tempo, la cifra esistenziale e la dannazione metafisica di questa tifoseria unica. E' il rifugio rassicurante di chi, a ragione, sente di interpretare  l'anima autentica della città, a prescindere dagli obiettivi raggiunti ma è anche il limite sportivo e, per certi versi, culturale. Ripartire dalle due grandi bandiere non è di per sè una risposta vincente se non sul piano dell'entusiasmo istintivo;  per raggiungere  traguardi importanti, però,  è necessario scegliere  le persone migliori per  capacità professionali in quel  ruolo specifico, non in quello irripetibile del passato.   Attribuire virtù salvifiche ai due campioni giallorossi significa illudere ed illudersi; essere due bandiere è uno straordinario valore aggiunto che però deve affiancarsi e non sostituirsi alle competenze. Niente impedirà a Totti e De Rossi di diventare dei fuoriclasse anche come dirigenti ed allenatori ma bisogna dar loro il tempo di crescere, per il loro bene e per quello della Roma.

Il solo effetto sicuro che questa proposta avrebbe nell'immediato è che sarebbe   destabilizzante per gli equilibri proprietari, nel senso che riscriverebbe di fatto le gerarchie societarie e rimetterebbe  in discussione la pur anomala organizzazione, metà americana e metà romana. Significherebbe, cioè,   avvicinare il centro  operativo a Trigoria ed allontanarlo da Boston;  non soltanto da Boston, anzi, ma anche da Londra e Città del Capo, dove opera Franco Baldini, il più influente consulente calcistico italiano fuori dagli organigrammi.  Non c'è decisione strategica presa dal presidente  Pallotta che non passi per il vaglio e l'approvazione baldiniane: allenatori, direttori sportivi ed anche calciatori. Sullo sfondo, la totale mancanza di feeling fra Totti e lo stesso Baldini; meno appariscente di quella con Spalletti ma altrettanto profonda. Probabilmente Baldini ha in mente da anni una Roma detottizzata ed è chiaro che un maggior ruolo per il vecchio Capitano giallorosso passa anche per il ridimensionamento del consulente societario, il cui ruolo è decisamente ambiguo ed indefinito e  si sovrappone a quello di altri dirigenti mortificandone l'autonomia.

In realtà, la rifondazione della Roma dovrebbe iniziare da una base completamente diversa: da un allenatore carismatico alla Ferguson, che accentri su di sé sia la guida tecnica sia la direzione sportiva. Una figura di alto profilo che si interfacci direttamente con Pallotta, senza mediazioni o interferenze; un allenatore manager che, allo stesso tempo, scelga i giocatori e li acquisti sul mercato; ma forse questa idea è troppo ambiziosa per una squadra tuttora debole a livello finanziario e  schiava delle plusvalenze. Ma, come disse una volta Indro Montanelli riferendosi a questioni geopolitiche, gli americani sono quelli che sono ma sono gli unici americani che abbiamo; in mancanza di un emiro o di un magnate russo, è meglio Pallotta di un Lotito o di un Ferrero qualsiasi. In attesa dello stadio che (probabilmente non) verrà.

Fonte: l'autore Massimiliano Gatta

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1 COMMENTI

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  1. A. - 2 mesi

    Mi piacerebbe tanto vedere De Rossi sulla panchina della Roma… Perché già oggi è un allenatore in campo

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