Revierderby …. La partita che non c’è

Mi chiamo John ho 4 anni è sono di Gelsenkirchen. Quest’anno papà aveva deciso di portarmi per la prima volta a vedere il mio Scalcke 04....

di Giorgio Bernabei
Giorgio Bernabei
(17 articoli pubblicati)
Westfalenstadion

Il debutto doveva avvenire nel derby della Ruhr contro gli acerrimi rivali del Borussia Dortmund.Però non avevamo fatto i conti con il Coronavirus un mostro a tre teste più forte addirittura del Bayern Monaco. Ma io a quella partita ci sono andato lo stesso .Ore 13:00 Usciamo di casa nel nostro quartiere Buer, e ci dirigiamo verso la stazione centrale per prendere il treno che ci avrebbe portato a Dortmund. Qui incontriamo altri Knappen (minatori), cosi ci chiamano in quanto una volta la nostra città era ricca di giacimenti di carbone, ed in un clima di festa saliamo tutti sullo stesso convoglio.Ore 13.45 Arriviamo a Dortmund.Si cominciano a vedere i primi drappi gialloneri sui balconi e lungo le strade ma non ci intimoriamo e ci dirigiamo verso la metropolitana che ci porta allo stadio,intonando i primi cori in un frastuono incredibile.Ore 14:10 ci troviamo davanti al AccessNordost ci sono stati riservati i settori dal 55 al 59. Ma la marea blu è aumentata siamo arrivati a 7000 unità tanto da occupare anche gli spazi 70 71 e 75. In una fila composta ma rumorosa finalmente entriamo nel Westfalenstadion.Ore 14:45 Il Signal Iduna Park è già una bolgia 80mila persone gremiti in ogni ordine di posto, il giallonero prevale su tutto. Lo speaker lancia le formazioni e nel momento di quella di casa entra in scena “ The Yellow Wall”. La curva sud del Dortmund tutti vestiti con i propri colori, venticinquemila persone che cantano e saltano ad unisono. Ad un tratto s’innalza una grossa bandiera con disegnati i loro tre attaccanti : Sancho raffigurato in Iron Man, Haaland in Superman e Hazard in versione Thor,con sventolio di bandiere e uno striscione che recita: “ Un eroe non smette mai di provarci", in riferimento alla possibilità di conquistare il titolo in rimonta sui bavaresi. Anche noi non siamo da meno, un gran vessillo ricopre quasi interamente il settore raffigurante il nostro team con i caschetti da minatori e la scritta: ” Sulla nostra maglia la grinta dei veri minatori", a rafforzare ancor di più la nostra identità di gente dura a mollare.Ore 15:30 Si parte. Già dai primi venti minuti diamo subito l’impressione di essere in balia degli avversari.Il tiro del loro gigante norvegese al 23° che si infrange sul esterno della rete è solo un preludio al goal. Il tacco di Brandt a centrocampo 3minuti dopo lancia Hazard sulla destra per l’occorrente Haaland che in smorzata sigla 1-0. Quelli della Sud capiscono di avere già la partita in pugno ed alzano i loro decibel coinvolgendo l’applauso di tutto lo stadio, ma noi non ci diamo per vinti e intoniamo il nostro : ” Ins stadion gehen mit’m pappbecher bier in der nordkurve stehen das its Scalke 04″. Sul finire del primo tempo un rinvio goffo del nostro portiere permette ancora a Brandt di recuperare una palla a centrocampo fornendo un assist al bacio per Guerriero che ci trafigge sul angolino basso della rete per il 2-0. Si va negli spogliatoi con ancora un tempo da giocare ed il dovere di crederci. Si riparte. Pronti via e subito un contropiede lanciato dal ex Salisburgo per Brandt che serve Hazard, il suo tiro non è irresistibile ma non lo è neanche Schubert 3-0. La partita perde d’intensità contornata dal frastuono del ” Muro giallo”, che si fa più forte al sessantaduesimo quando ancora Haaland per Guerriero sigla il 4-0. Parte al unisono su tutto Signal Iduna Park il famoso “Jingle Bells” dove il grido “Borussia Borussia” risuona in tutto lo stadio ed oltre. Ormai si aspetta solo il fischio finale, che arriva al novantesimo, con la squadra di casa festeggiata a ritmo di “You never walk alone”.Ore 18:00 Usciamo dallo stadio a testa bassa e con il morale sotto i tacchi, ma cuor mio so di aver vissuto il mio primo desiderio, anche se mi aspettavo un finale diverso.Ore 18:15 Apro gli occhi e mi ritrovo sulla poltrona di casa davanti alla Tv. Mio padre che rimugina ancora sulle azioni del match e mi accorgo che è stato solo un sogno. Un sogno che però presto realizzerò.

Fonte: l'autore Giorgio Bernabei

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