Regali di Natale: bisogna saper aspettare (anche per un pallone!)

Racconto di Natale di un bambino coscienzioso divenuto grande

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(48 articoli pubblicati)
ACF Fiorentina v AC Chievo Verona - Seri

Il viso del bambino si riempì di gioia. La forma di quel pacchetto natalizio era inequivocabile. Là dentro ci stava proprio il regalo che aveva chiesto: il pallone. Lo aveva desiderato da tempo, da quando, mentre giocava con gli amici del vicinato fuori casa, il suo vecchio pallone era finito giù per la ripida discesa. Recuperarlo fu impossibile, benché affannosamente s'erano impegnati tanto per trovarlo. E quindi, siccome era novembre, il bambino decise di inserire un pallone nuovo di zecca nella letterina di Babbo Natale, sperando di essere accontentato.

«E se me lo comprate voi anziché Babbo Natale?» chiedeva ai suoi, ma loro rispondevano sempre nella medesima maniera. «No - pronunciavano fermamente - che sarà mai un mese? E poi devi saper aspettare: solo così potrai dare a quel regalo il valore che merita». E quindi siccome non c'era modo di fargli cambiare idea, il bambino prese a trascorrere i pomeriggi tirando calci al pallone del suo vicino di casa Luca, che era di gomma piuma e non era proprio la stessa cosa. Tant'è che a ogni calcio dato a quella palla così leggera e non adatta pensava alla sua richiesta finita nella letterina. A quel pallone in cuoio come quello che utilizzavano i grandi, i professionisti, i giocatori suoi eroi che guardava con suo padre alla televisione e che riempivano i suoi pomeriggi domenicali. Più passava il tempo, più cresceva il desiderio. Ai genitori non chiese più niente, comprendendo che forse era giusto così. 

E quando il 24 dicembre giunse, in quella notte tutta speciale, si rese conto che non aveva mai atteso nulla con così tanto fervore. Poi, quando lo scartò, una lacrima gli percorse il viso, strappando un sorriso emozionato anche ai genitori. Lo strinse forse al suo petto, quel pallone così voluto, e rimase così ai piedi dell'albero di Natale per qualche intenso minuto. Poi iniziò a correre per l'andito di casa, pallone fra i piedi e delirio per la testa. Nel cuore del bambino ora l'euforia era tale che era impossibile trattenerla. E crescendo non scordò mai quella lezione così importante. Bisogna saper aspettare per attribuire alle cose il valore che meritano. Non se ne è mai dimenticato. Anche ora che di anni ne ha 31...

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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