I ragazzi si faranno, anche se hanno le spalle strette

La scuola di lealtà e amicizia del Vignale Stadium

di Francesco Ria
Francesco Ria
(3 articoli pubblicati)
Vignale Stadium

Un quarto di secolo fa il Salento non era ancora terra di grandi flussi turistici. L’economia era basata sull’agricoltura: olio, vino, tabacco. Le estati erano sempre caldissime e ci si ritirava da scuola alla fine di maggio. Durante le vacanze i ragazzi andavano ad aiutare il padre artigiano o contadino, mentre le ragazze andavano alla mescia, la maestra che insegnava l’arte del cucito, del pizzo, del merletto, della maglia. La mia fu l’ultima generazione a conoscere questi riti e ritmi. Le giornate lavorative iniziavano all’alba e finivano nel primo pomeriggio. Ma noi avevamo 12, 13 anni e le energie erano infinite. Rubavamo gli attrezzi da lavoro di qualche genitore, cercavamo delle assi di legno e in pochi minuti due porte da calcio erano pronte. Fummo fortunati nel trovare uno spiazzo abbandonato tra le case in zona Vignale (o San Giuseppe dicono ora) Piantammo le porte lì e fu il nostro stadio. Terra battuta e erbacce il terreno di gioco, cumuli di terra come tribune. Di solito il più scarso era in porta: Sandro era portiere per scelta così io (il più scarso) potevo giocare. Salvatore e Tiziano i più veloci. I più piccoli, Daniele e l’altro Francesco, lasciavano intravedere sprazzi di classe che si sarebbero rivelati in futuro. Si giocava sotto il sole cocente, ad un certo punto si andava alla fontana, poco lontana, a bere un poco di acqua. I genitori proibivano alle ragazze di fermarsi, non era decoroso, ma alcune di loro allungavano le loro passeggiate fino al nostro campetto. E allora la competizione diventava più intensa cercando di fare colpo. Si tornava a casa per il tramonto e la cena.
Ogni pomeriggio il rito ricominciava. La mia casa era la più lontana dal campo, arrivavo in bicicletta a casa di Salvatore che mi aspettava affacciato alla finestra: il riposo del primo pomeriggio era sacro per chi si svegliava all’alba e non si poteva suonare il campanello con il rischio di svegliare i genitori. Poi di corsa a casa di Sandro, il più spericolato che, tra una clavicola rotta e una caviglia fasciata, ogni tanto riusciva ad essere in campo. Alle volte si invitavano gli amici dai quartieri vicini e allora le partite diventavano “ufficiali”. Con tanto di arbitro che se una squadra era in vantaggio poco prima della fine, rigorosamente, allungava il recupero all’infinito, fino al pareggio. Perché era quasi obbligatorio andare ai rigori, come nella finale mondiale persa del ’94. Se il pallone finiva sul tetto della casa vicina bisognava arrampicarsi per recuperarla. Roba da uomini ragno! Anche se qualcuno ci rimise qualche osso rotto.

Poi la raccolta del tabacco diventava intensa e serviva sempre più spazio per stenderlo al sole ad essiccare. I tiraletti invadevano il campo e noi perdavamo il nostro stadio. Ma non la voglia di giocare. Si andava in bicicletta nelle vicine campagne, ogni cantiere diventava un parco giochi in cui sfidarsi in prove di abilità e coraggio. Acrobazie alle quali abbiamo ripensato qualche anno fa quando i primi di noi iniziavano a varcare la soglia dei 30 anni e Francesco ironicamente, ma non troppo, disse: “Ogni volta che ripenso a quanto fummo spericolati mi sorprendo di come abbiamo fatto ad arrivare a questa età tutti interi”.

Dopo il periodo del tabacco il campetto tornava ad animarsi fino alle piogge autunnali. Ma chiuse definitivamente con l’inizio delle scuole superiori. La ricerca del lavoro portò molti di noi lontano, ci si vede una volta l’anno, se va bene. La spensieratezza di quegli anni è andata. Ma non i legami. Sempre pronti a coprirci le spalle a vicenda nel caso il pallone rompa qualche finestra o un vaso di garofani nelle case di fronte. Sarà per questo che molto mi è sembrato più falso dopo quegli anni di amicizia e lealtà che ci hanno fatto diventare gli uomini che siamo. Porterò i miei figli al Vignale Stadium, dove i ragazzi diventano uomini e gli adulti ritornano bambini.

la fontana dello Spirito Santo
Fonte: l'autore Francesco Ria

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2 COMMENTI

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  1. Sandro - 3 anni

    Grazie, sono quel Sandro, portiere spericolato e amico di tante scorribande 😉 😉 😉

    1. checco ria - 3 anni

      Fantastico! Amico vero e grande campione.

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