Quanto conta avere un fuoriclasse al Mondiale?

Con Russia 2018 agli sgoccioli, salta all'occhio il numero di eliminazioni eccellenti dalla competizione. Ma già in passato era così?

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(123 articoli pubblicati)
Un altro sogno infranto

Sabato 30 giugno 2018 poteva essere a prima vista considerato il giorno della caduta delle stelle, viste le eliminazioni a poche ore di distanza di Messi e Ronaldo. Poi a loro che erano già in discreta compagnia (di Salah e Kroos solo per dirne un paio) si sono aggiunti a questa triste festa anche la Spagna di Iniesta e Isco, l'Uruguay di Suarez e Cavani e il Brasile di Neymar e Coutinho. Un Mondiale indigesto per le grandi star, anche se sono ancora in corsa fuoriclasse come Mbappé, Griezmann, Hazard, Kane e Modric. Ma tale fenomeno, anche solo nella storia dei Mondiali, è davvero un avvenimento raro?

Facendo un'analisi dettagliata spuntano all'occhio molti esempi di grandi campioni usciti anzitempo dalla competizione più importante e famosa per un calciatore: nel 1966 il Brasile di Pelè, martoriato dai tanti infortuni e dalle aspre polemiche arbitrali, uscì al primo turno, così come l'Italia di Rivera e Mazzola. Nel 1970, l'Inghilterra campione del mondo in carica dovette lasciare il passo nei quarti di finale alla Germania Ovest di Mueller e Beckenbauer, mentre nel 1974 toccò di nuovo all'Italia salutare subito. Nel 1982 si materializzò quello che forse è il caso più emblematico: il Brasile dei fenomeni (Socrates, Zico, Eder, Junior, Falcao) subì lo shock della sconfitta contro l'Italia di Bearzot nel decisivo scontro del girone dei quarti di finale (dove era già caduta l'Argentina di Maradona, Ardiles, Kempes e Passarella).

Spuntano, nelle edizioni più recenti, altri casi clamorosi: la Francia, che nel 2002 fu eliminata ai gironi (con l'incredibile sconfitta all'esordio col Senegal) e il Brasile nel 2006, sconfitto proprio dagli stessi transalpini nonostante contasse tra le proprie fila fuoriclasse come Kakà, Ronaldinho, Adriano e Ronaldo. Inoltre, gli esempi migliori delle ultime due edizioni sono purtroppo le due selezioni italiane, incapaci di superare le sabbie mobili del primo girone (nel 2014 a farci compagnia in questo pantano ci fu anche l'Inghilterra di Rooney e del giovane Kane).

Ovviamente è altrettanto vero che senza uno o più fuoriclasse le speranze di vittoria in un'importante competizione siano limitate, visti alcuni casi di nazionali modeste divenute imbattibili grazie alla presenza di un giocatore sopra le righe (l'Argentina 1986 n'è il migliore esempio), ma è chiaro che alla base di un successo nel Mondiale o in una manfiestazione di spicco la presenza di un campionissimo non è così indispensabile in mancanza di un gruppo solido e umile. Il fuoriclasse nel calcio è un elemento importante per poter vincere una partita, ma senza un accompagnamento alla sua altezza raramente può portare da solo alla vittoria di una competizione.  Per dimostrazioni chiedere a Messi, Ronaldo, Kroos, Suarez, Cavani...

La grande caduta del 1982
Fonte: l'autore Edoardo Gori

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