Quando Mwepu diede l’assist per la salvaguardia dei diritti umani

Il giorno del 70° anniversario dei diritti umani, un omaggio a Joseph Mwepu. Commosse tutti con un calcio al pallone

di Gianmarco Puglisi
Gianmarco Puglisi
(24 articoli pubblicati)
mwepu

Il calcio, da quando è nato nel 1863 in poi, è riuscito a farsi spazio nella cultura occidentale e poi in tutto il resto del mondo fino a diventare lo sport più giocato e seguito sulla terra. In poche parole ha cominciato a far parte della vita di tutti noi: dai palleggi dei bambini nelle favelas brasiliane, alle discussioni nei bar la domenica… È normale che il calcio, grazie alla popolarità acquisita, vada oltre ai 90 minuti di gioco e che più di ogni altro sport diventi un momento di scambio e condivisione, oltre che di trasmissione di alcuni valori, buoni o cattivi essi siano. È successo che personaggi illustri della storia abbiano abusato dell’influenza di questo magnifico sport, diventato spesso strumento delle più feroci dittature o di atti razzisti. Politiche ed eventi che non tengono nemmeno conto di quello che c’è scritto nella Carta dei Diritti Umani del 48’, di cui oggi è il 70° anniversario. 

In periodo nazi-fascista, neanche a dirlo, la nazionale italiana era la più forte. Una coincidenza? Non proprio. Mussolini era in grado di pagare gli altri paesi (Argentina, Brasile, ecc.) per farsi dare i loro top player e naturalizzarli italiani. Alle olimpiadi del ‘36 porta a casa il titolo sotto gli occhi di Hitler, già infuriato per Jesse Owens, “il nero che stava vincendo tutto”. Anche in tempi più recenti sono accaduti fatti sgradevoli. Nel 2010 e nel 2018 la Corea del Nord, tra i più autoritari ed oppressivi regimi, ha riservato alla Nazionale rientrata dai Mondiali in Sudafrica e in Russia , un trattamento umiliante e denigratorio. 

Difficile ribellarsi in queste situazioni di cui un intero popolo è sottomesso. C’è chi però ha tentato di farlo, con un gesto simbolico che parla chiarissimo. Joseph Mwepu Ilunga era un giocatore dello Zaire (attuale Congo) e la sua nazionale si era qualificata per la prima volta alla fase finale della Coppa del Mondo. Dopo un paio di figuracce, alla vigilia della terza sfida, il dittatore Mobutu Sese Seko aveva minacciato la squadra: “Se perdete con più di 3 gol di scarto nessuno ne uscirà vivo”. Al 84° punizione per gli avversari sul punteggio di 3-0: Mwepu inizia a correre dalla barriera e scaglia il pallone dal punto di battuta il più lontano possibile. Inizialmente nessuno capii quel gesto, lui stava semplicemente cercando di salvarsi la vita. C’è riuscito. Si è salvato la vita e ci ha emozionato. Quel calcio ha iniziato a mettere le basi per la salvaguardia dei diritti umani: è stato come un assist vincente. Chi erano gli avversari? Beh, i brasiliani. Rieccoci ai palleggi nelle favelas… siamo tutti uguali.

Fonte: l'autore Gianmarco Puglisi

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