Può essere questo l’anno di Asensio?

Il talento della cantera madrileña è pronto a consacrarsi tra i top a livello mondiale dopo l'addio di CR7

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(79 articoli pubblicati)
Asensio

Marco Asensio sa com'è vivere le notti di Champions in uno stadio magnifico qual é il Bernabeu. "Non ci sono partite in cui mi sia divertito più di quelle nel nostro stadio. Quarti, semifinali, aver l'obbligo di rimontare, di segnare un gol... Anche le finali te le godi parecchio, ma giocare davanti al tuo pubblico che ti spinge é uno spasso." Sembra un veterano il numero 20 del Real Madrid, uno che dopo anni e anni di esperienza dispensa consigli a tutti i compagni. Il problema, o il vantaggio in questo caso, è che il trequartista originario di Palma di Maiorca ha scritto sulla carta d'identità 1996 come anno di nascita ma che nonostante ciò ha una qualità tecnica che gli permette di prendersi le giuste attenzioni dai media evitando di essere bollato come "il solito giovane" dirottato dai Blancos in qualche squadra di media-bassa classifica. 

Un percorso che il concittadino di Rafa Nadal ha compiuto per colpa di Benitez che non lo considerava abbastanza maturo per far parte della rosa madrileña nella stagione 2015-16, pur essendo stato acquistato quell'estate dal Mallorca per 3.5 milioni di euro. Viene quindi mandato in prestito all'Espanyol dove occupa tutte e tre le posizioni dietro la punta nel 4-2-3-1 che caratterizza la squadra di Constantin Gâlca, riuscendo alla fine a segnare 4 gol in 34 match, abbastanza per vincere il premio di rivelazione dell'anno. 

L'anno dopo Zidane decide di richiamarlo alla base: Marco non si fa attendere e alla prima partita ufficiale, in Supercoppa Europea contro il Siviglia, segna il gol del momentaneo 1-0 in un match che il Real vincerà 3-2. Sembra solo una fiammata, ma Asensio si ripete gonfiando la rete anche negli esordi di Champions, Liga e Copa del Rey. Chiude l'anno con tre trofei su quattro, Mondiale per Club, campionato e Champions League, ma soprattutto mette la sua firma nel 4-1 con cui i Blancos schiantano la Juve nella finale di Cardiff, entrando dalla panchina e siglando l'ultimo dei quattro gol madrileñi

Inizia l'anno successivo a tutto gas, trascinando con due reti la sua squadra in Supercoppa Spagnola contro i rivali del Barcellona. É una stagione da 53 partite e 11 gol, tra cui quello in semifinale in Champions contro il Bayern, una coppa che il Real vince per la terza volta in tre anni. In Nazionale la storia non cambia: dopo l'Europeo Under-19 nel 2015, dove trionfa venendo eletto miglior giocatore della manifestazione. Le sue qualità sono talmente alla luce del sole che Lopetegui decide di portarlo in Russia dopo solo un anno in Under-21. 

Quest'anno, con l'addio di Cristiano Ronaldo destinazione Torino, Asensio sa che questa può essere l'opportunità giusta per consacrarsi a livello mondiale con la maglia "Blanca", per dimostrare al mondo che le qualità che tutti gli attribuiscono sono qualcosa di realmente concreto. Sembra averlo già fatto con le "Furie Rosse", con cui ha segnato una fantastica doppietta nel 6-0 inflitto ai vice-campioni mondiali della Croazia nel primo match di Nations League. Il posto nel trio offensivo di Lopetegui è pressoché assicurato e Benzema e Bale possono essere i partner giusti, con l'esperienza adatta per far crescere un ragazzo che a 22 anni si può già considerare maturo. Quello che sa fare con il pallone, la sua intelligenza calcistica, la sua innata capacità di assistere e segnare gol pesanti come macigni lo conosciamo già abbastanza. Tocca a lui dimostrare di avere continuità ad altissimo livello. É solo questione di tempo: lasciate che i due marziani Ronaldo e Messi si ritirino e vedrete come Marco Asensio salirà in cattedra

Due fuoriclasse legati a doppio filo con il talento spagnolo. Volete sapere il perché? L'ultima volta che uno con un talento equiparabile a quei due, Ronaldinho, aveva lasciato posto al giovane in rampa di lancio, aveva lasciato le chiavi del Camp Nou in mano ad un certo ventunenne argentino. Secondo voi a chi lascerà la sua eredità CR7? Chiamatela pure coincidenza, io lo chiamo destino. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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