La psicologia del calcio di rigore

I rossoneri dopo ventiquattro rigori si qualificano ai gironi di Europa League; la storia dagli undici metri, tra gioie e dolori.

di Piergiorgio Danuol
Piergiorgio Danuol
(1 articoli pubblicati)
calcio di rigore

La famosa "lotteria dei calci i rigore" come molti la definiscono anche se rimane pur sempre abilità, sfrontatezza e freddezza; un premio nobel per la letteratura definì il calcio di rigore "la pena di morte del calcio", tiro dagli undici metri che fu ideato da un portiere nord-irlandese verso il 1890 e poi entrato in vigore nel 1891. I rigori dopo i novanta minuti invece furono opera dei tedeschi intorno al 1970 mentre nel 1994 e 2002 furono introdotti i golden goal e silver goal con l'intento di eliminare i calci di rigore e terminare l'incontro nel caso in cui una delle due formazioni avesse segnato durante i supplementari; la formula fu abrogata nel 2004 dopo gli Europei di calcio. In Inghilterra è ancora prevista la ripetizione della partita in caso di parità, accade in FA Cup.

Chi non ricorda Usa 94, finale Brasile e Italia, gli errori di Baresi, Massaro e Roberto Baggio? O Italia 90, la semifinale di Napoli tra Italia ed Argentina, gli errori di Donadoni e Serena?

I tifosi della Roma ricorderanno la finale di Coppa dei Campioni del 1984 contro il Liverpool, Conti e Graziani che difronte al portiere inglese Grobbelaar fallirono l'occasione permisero al Liverpool di vincere la quarta Coppa dei Campioni.

Nel 2003 a Manchester va in scena la prima finale tutta italiana di Champions League tra Milan e Juventus, partita vinta dai rossoneri dopo i calci di rigore; Trezeguet, Zalayeta e Montero si fanno parare i rigori da Dida, poi l'ultimo rigore di Shevchenko regala al Milan la sesta Coppa dei Campioni.

E la finale di Champions League tra Milan e Liverpool in quel di Istanbul? Dopo il rocambolesco 3 a 3 dei tempi regolamentari Serginho, Pirlo e Shevchenko si fecero parare i loro tiri dall'estremo difensore inglese Dudek.

Infine Germania 2006, finale tra Francia ed Italia con l'ultimo rigore di Fabio Grosso che regalò agli azzurri al Coppa del Mondo.

Si può discutere a lungo se la formula di decidere una gara dopo i calci di rigore sia la più corretta, spesso si è condizionati dall'esito finale, molte volte finisce per vincere la squadra che comunque avrebbe meritato la vittoria nei novanta minuti, altre volte invece l'emozione, gli errori di mira, la bravura del portiere fanno pendere la vittoria per chi nel corso della partita avrebbe meritato la sconfitta. Abilità del tiratore o bravura del portiere, errore del calciatore o miracolo dell'estremo difensore, sono questi i commenti durante i calci di rigore; "portiere immobile", "palla da una parte e portiere dall'altra", "tiro alle stelle", quante volte abbiamo sentito pronunciare queste frasi. La caratteristica per calciare un rigore dev'essere la freddezza, precisione, angolare il tiro, non cambiare idea all'ultimo momento e perché no studiare bene il proprio avversario soprattutto nel caso dei portieri. Alcuni sostengono che esiste una scienza perfetta per calciare un rigore, altri parlano di allenare soprattutto la psiche e vincere al pressione che può condizionare anche il calciatore più esperto. Gli inglesi hanno addirittura studiato i calci di rigore calciati dalle squadre inglesi dal 1962 ad oggi per cercare di calcolare la formula del rigore perfetto; rincorsa breve, calcio di piatto, attendere la mossa del portiere e poi calciare.

Ricordate il saltello di Van Basten prima di ogni calcio di rigore? O il calcio da fermo di Beppe Signori? Due modi differenti di calciare dagli undici metri ma entrambi pressoché infallibili, come del resto i vari Roberto Baggio, Messi, Ronaldo, Ibrahimovic, Gerrard, Kakà, Totti per citare quelli più prolifici dagli undici metri. Sarà ansia, emozione, paura, angoscia sia per chi calcia che per chi assiste ma rimane pur sempre un momento unico nella storia di una partita, sia essa una finale mondiale o una semplice partita. E mai come nel caso dei calci di rigore ritorna in mente Francesco De Gregori e la sua "Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore".

Fonte: l'autore Piergiorgio Danuol

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2 COMMENTI

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  1. KARL - 2 settimane

    Ottimo articolo.
    Analisi storica eccellente.
    Analisi ed indicazioni precise sullo stato psicologico e tecnico dei giocatori nel momento cruciale del calcio di rigore.
    Ottimo articolo, molto interessante ed inedito. Complimenti

    1. pier1975 - 2 settimane

      Grazie mille, ho cercato di raccontare il momento del calcio di rigore dopo quelli visti in Rio Ave – Milan, spero sia stato interessante

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