Prima di Brignoli, il portiere goleador si chiamava Rampulla

Alzi la mano chi ha più di trent'anni e, subito dopo la prodezza dell'estremo difensore del Benevento, non ha pensato al pioniere Rampulla

di Gianluca Caporlingua
Gianluca Caporlingua
(21 articoli pubblicati)
Lo storico gol del portiere Rampulla

3 dicembre 2017. Ora di pranzo. Minuto 95. Brignoli, il portiere del Benevento spintosi in avanti per partecipare all'ultimo disperato assalto della sua squadra, alla ricerca del pareggio, supera di testa il collega milanista Donnarumma e regala ai campani il primo punto in Serie A. Ora, sfido chiunque abbia più di trent'anni a dire di non aver pensato, subito dopo, neanche per un secondo, a Michelangelo Rampulla, il pioniere dei portieri goleador.

Il 23 febbraio del 1992 avevo compiuto 13 anni da qualche giorno. Francamente, quell'Atalanta-Cremonese, derby salvezza, non solleticava affatto la mia curiosità. Io tifavo Juve e Rampulla lo conoscevo solo perché originario di Patti, il paese in provincia di Messina, distante da casa mia circa 6 km. Era un giovane locale che ce l'aveva fatta ed era arrivato a difendere i pali di una squadra di serie A, "al Nord".

Mio fratello ascoltava le partite alla radio e io captavo qualche aggiornamento, mentre facevo i compiti. All'intervallo, la Cremonese perdeva 1-0 (Rampulla trafitto su rigore), ma io avevo altro di cui preoccuparmi: la Juventus di Trapattoni faticava a Bari ed era ancora ferma sullo 0-0.

Nella ripresa, stesso copione. Con Baggio, Schillaci e Casiraghi rimasti a secco, la partita si sarebbe conclusa con un pareggio a reti bianche. A Bergamo, invece, il mio conterraneo sembrava destinato alla sconfitta. Negli ultimi secondi, però, la Cremonese si procurava una punizione in attacco, da posizione defilata rispetto alla porta atalantina. Il fantasista Chiorri si portava sulla palla ed effettuava un cross tagliato in area alla ricerca della testa di qualche compagno.

E all'improvviso accadde. "Avvicinandomi all'area atalantina, pensavo: sai che figuraccia se gli avversari prendono palla e fanno gol a porta vuota?” - avrebbe raccontato Rampulla a fine partita - "Al 90' bisognava tentare il tutto per tutto e serviva un uomo in più. Ho sentito solo qualcuno che urlava "attenti al portiere". Ma forse tutti hanno guardato verso Ferron...".

L'inviato prendeva immediatamente la linea da Bergamo. Era successo qualcosa di clamoroso. Alzai lo sguardo dal libro e corsi nell'altra stanza per ascoltare meglio: intercettando il lancio, il portiere aveva segnato di testa la rete dell'insperato pareggio grigiorosso! Con quel gesto fulmineo, Michelangelo Rampulla scriveva una pagina indelebile della storia del calcio italiano, diventando il primo portiere in assoluto a segnare nel nostro campionato, l'unico per cui si sarebbe potuto dire, da lì in avanti, "prima di allora, non avevo mai visto niente del genere in vita mia!". Sì, perché dopo di lui sarebbero arrivati i Taibi e - da domenica scorsa - i Brignoli. Ma tutti sempre e solo dopo.

I portieri non nascono per fare gol. Per questo, quel giorno, quel calciatore pattese di ventinove anni, nel mio immaginario di ragazzino, divenne un vero e proprio mito. Una specie di "rivoluzionario" del pallone, uno che non aveva eguali, neanche nella mia Juve!

Purtroppo, a fine stagione, per la Cremonese arrivò comunque la retrocessione. L'estate seguente, in occasione della cerimonia di apertura di un torneo giovanile a cui partecipavo e a cui Rampulla era stato invitato come ospite d'onore, lo incontrai in un bar del centro di Patti, mentre prendeva una granita. Corsi a chiedergli l'autografo. Mentre firmava il mio foglietto, qualcuno accennò a certe voci di un suo possibile trasferimento alla Lazio. Ricordo che disse, sorridente: "non lo so, vedremo".

Immaginate il mio stupore quando, circa un mese dopo, appresi la notizia del suo trasferimento proprio alla Juventus, dove avrebbe svolto egregiamente, per un decennio prima di ritirarsi, il ruolo di vice-Peruzzi.

In seguito, il portiere goleador, tornato sull'episodio che lo aveva fatto entrare nella storia, avrebbe detto: "Dodici anni di onesta carriera e zero riflettori. Una libera uscita e le prime pagine di tutti i giornali. Strano vero?” Sì, ma è la magia del calcio.

La fonte dell'articolo è l'autore Gianluca Caporlingua

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