Playoff di Serie A: pura utopia o possibile realtà?

L'idea proposta da Caressa è davvero così irrealizzabile?

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Frosinone Calcio v Bologna FC - Serie A

Domenica sera, durante la trasmissione Sky Calcio Club, Fabio Caressa ha lanciato un'idea che da più di qualche anno vaga nella mente dei tifosi italiani: quella dei playoff di Serie A. Sarà l'All Star Game, sarà la voglia di far ritrovare l'appeal mancato negli ultimi anni al nostro campionato, fatto sta che la proposta non è nulla di nuovo bensì è un progetto che si trova ad un bivio. Da un lato c'é la possibilità di trasformarlo in realtà, andando quindi a sconvolgere l'intero sistema tradizionale, dall'altro l'opportunità di abbandonarlo definitivamente. 

Ridurre = aumentare
Affinché questa idea possa concretizzarsi, un primo passo sarebbe quello di ridurre le partecipanti da 20 a 18, se non addirittura a 16. In questa maniera si ridurrebbe anche il gap tecnico ed economico tra le prime e le ultime delle classe, che negli ultimi anni è nettamente aumentato. Avremmo quindi un campionato più equilibrato, una lotta più combattuta per l'accesso alle coppe ed eviteremmo casi come il Benevento 2017-18. Una volta finito la regular season, che continuerebbe ad assegnare i posti in Europa, le otto migliori a fine anno si andrebbero a contendere lo Scudetto con accoppiamenti stile NBA (1-8, 2-7, 3-6, 4-5). Così facendo non solo si alzerebbe il livello della competitività, da qualche stagione uno dei punti deboli del nostro sistema, ma si finirebbe per aumentare l'appeal del brand Serie A a livello internazionale, portando quindi i tifosi a tornare in massa negli stadi. Per quanto riguarda il numero di partite basterebbe uno scontro andata e ritorno, anche perché le serie americane al meglio dei sette match sembrano alquanto impossibili da mettere in pratica in uno sport come il calcio. La finale si disputerebbe anch'essa con la stessa formula, così da permettere alle squadre non solo di poter eventualmente festeggiare sotto la propria curva ma anche di poter massimizzare i guadagni sui biglietti. 

L'ostacolo euro-mondiale
In un mondo politicamente scettico sul futuro dell'Europa anche il calcio italiano, qualora adottasse il sistema dei playoff, avrebbe non pochi problemi con una competizione fondamentale come l'Europeo. La differenza con l'NBA, infatti, è che ogni quattro anni durante l'estate i giocatori di club si giocano gli Europei con le rispettive nazionali, e a questo si aggiungono i Mondiali che si disputano ad un biennio di distanza da quest'ultimi. Per questo motivo, incastrare i tre tornei in maniera da concedere il meritato riposo ai calciatori sarebbe davvero un'impresa ai limite dell'impossibile, ed è soprattutto questa una delle cause per le quali i sostenitori dell'idea playoff non si sono mai mossi concretamente. A tutto questo si aggiunge anche la questione dei diritti tv, perché un eventuale post-season potrebbe portare ad una vera e propria guerra tra i broadcaster: se già nell'ultima occasione l'accordo è stato siglato ad una cifra inferiore al miliardo, tra l'altro dopo un lungo periodo di snervante attesa, non immaginiamo in caso dei playoff cosa possa accadere. 

Volenti o nolenti, il modello sportivo americano è quello a cui il sistema europeo aspira. L'Halftime Show per la finale di Champions, la musica e i giochi di luci prima e durante il riscaldamento sono solo due degli esempi che dimostrano come gli Stati Uniti siano un vero e proprio modello per il calcio nel Vecchio Continente. Una parte dell'Italia calcistica vorrebbe introdurre i playoff: se diventasse realtà potrebbe essere la prima idea davvero concreta per riportare il football "made in Italy" in una nuova età dell'oro. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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