Piovono milioni sulle stelle del calcio mondiale

L'introduzione di un "tetto salariale" permetterebbe di sgonfiare gli ingaggi dei calciatori?

di Andrea D'amore
Andrea D'amore
(14 articoli pubblicati)
Messi rinnovo

Leo Messi è il calciatore più pagato al mondo. Grazie al rinnovo di contratto ottenuto dal Barcellona la stella argentina arriverà a guadagnare la bellezza di 95,2 milioni di euro l’anno. Una cifra da capogiro. Come un tassametro il suo conto corrente aumenta di 181 euro ogni minuto. Una tariffa molto salata. È giusto che un giocatore sia pagato così tanto? Dipende dal punto di vista. Da un punto di vista commerciale indubbiamente sì. Leo Messi oltre ad essere un calciatore eccezionale è una vera e proprio star. E come lui Cristiano Ronaldo e Neymar, per citare i più famosi. Hanno decine di milioni di follower sui principali social network, e la loro immagine vale. Eccome se vale.

I top club europei fanno a gara per ottenere i servizi sul campo di questi fenomeni ben consapevoli che per quanto li pagheranno, e per quanto offriranno loro di stipendio, il ritorno economico per le società di calcio proprietarie dei loro cartellini sarà decisamente più consistente. Le squadre più ricche siglano contratti faraonici con sponsor, e incassano cifre considerevoli dalla vendita dei diritti TV, da quella dei biglietti allo stadio e dal merchandising. Di conseguenza sono disposte a pagare stipendi a dieci zeri alle loro stelle più brillanti. Una semplice equazione lineare: più mi fai guadagnare, più sono disposto a farti guadagnare. Ben altro discorso si sviluppa da un punto di vista etico e morale. In questo caso la risposta alla fatidica domanda se sia giusto o meno che gli stipendi dei calciatori si siano gonfiati così tanto diventa irrimediabilmente negativa. Un “no” senza se e senza ma.

Per diventare un campione affermato bisogna sudare per ore e ore sul campo di allenamento. La dote naturale è un punto di partenza indispensabile, ma senza la costanza e l’impegno ogni traguardo diventa irraggiungibile. La leggenda narra che un giovane calciatore arrivato al Real Madrid abbia deciso di arrivare in anticipo al primo allenamento con la sua nuova squadra. Voleva fare bella figura. Fu colto di sorpresa quando al suo arrivo gli fu detto che c’era già qualcuno che si stava allenando intensamente. Chiese quindi chi fosse ad essersi presentato prima di lui, gli fu risposto che il primo ad arrivare agli allenamenti ogni giorno era sempre lo stesso: Cristiano Ronaldo. Questa storia ci aiuta a capire la profonda dedizione per raggiungere la vetta. Ma lo stesso discorso si potrebbe fare per centinaia di milioni di lavoratori in giro per il mondo.

Nessuno dei quali guadagnerà neanche una minima parte dello stipendio che percepiscono le stelle del calcio. Una soluzione potrebbe essere quella di limitare gli ingaggi introducendo un tetto massimo al quale attenersi. Una sorta di salary cap europeo sulla falsariga di quello in uso da anni nelle maggiori leghe professionistiche americane. Questo strumento permetterebbe di ridurre notevolmente la spesa per le società e aumenterebbe il livello di competizione offrendo maggiori possibilità di successo alle squadre meno prestigiose. Inoltre si sgonfierebbero gli stipendi dei calciatori che rimarrebbero sì molto alti ma più equamente distribuiti fra gli stessi. La UEFA ci sta pensando seriamente. Una scelta forse poco liberale, ma decisamente molto democratica. 

Fonte: l'autore Andrea D'amore

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