Piero Magni, il primo jolly del calcio italiano

Ha indossato tutte le maglie e ricoperto tutti i ruoli, anche quello del portiere!

di Stefano Bedeschi
Stefano Bedeschi
(31 articoli pubblicati)
magni

La storia del calcio italiano, e in particolare della Juventus, annovera un protagonista che ha battuto un curioso record. Si tratta di Piero Magni che, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, riuscì a indossare 11 maglie su 11. Un ruolino assolutamente atipico soprattutto se si pensa che nel periodo in questione, al contrario di quanto accade oggi, il numero portato sulla schiena contrassegnava, con precisione, il ruolo ricoperto.

Nato a Varese, il 20 marzo 1919, Magni fu ingaggiato dal Liguria nell’estate del 1940. Il 16 ottobre 1941 Sul campo di Via Filadelfia contro il Torino, cominciò la sua scalata al record indossando la maglia numero 8.

Nel campionato successivo passò alla Juventus e fu in quell’occasione che venne schierato come portiere. Raccontava Cochi Sentimenti: «In quell’anno io ero militare a Modena, in artiglieria. Eravamo in piena guerra e, di tanto in tanto, per esigenze di carattere bellico restavamo consegnati in caserma, senza ottenere il sospirato permesso per potere, la domenica, adempiere ai nostri obblighi di calciatori. Il 13 dicembre 1942 il calendario assegnava alla Juventus la trasferta di Trieste. Io ero abituato a raggiungere i compagni direttamente dalla caserma di Modena senza passare per Torino, anche perché le autorità militari il “via” me lo davano nel tempo strettamente utile per prendere un treno e recarmi nella città dove doveva giocare la Juventus. Quella settimana, però, proprio quando ero già in procinto di partire per Trieste furono sospesi i permessi. Non mi restò che spedire un telegramma per avvertire la società. Se non che, il dispaccio alla sede juventina fu recapitato quando la partita era già stata giocata».

Mentre Cochi era convinto che la Juventus l’avesse sostituito con Perucchetti, la comitiva bianconera partiva per Trieste senza portiere, sicura di trovare Sentimenti nella città giuliana. Fu così che, a causa del disservizio postale, la Juventus dovette presentare un portiere improvvisato.

«La squadra della Juventus è arrivata allo stadio in tram – si legge su "La Stampa" del 14 dicembre 1942 – in tanti tram, successivi, con i giocatori sparsi un po’ dappertutto, ed è arrivata alle 14:50. Subito Rosetta annunciò, imbronciato, la grossa novità: il portiere Sentimenti IV, che compie il servizio militare a Modena, non aveva potuto raggiungere i compagni, né un telegramma urgentissimo era arrivato a far accorrere Perucchetti. La Juventus senza portiere dunque? Pressapoco; fra i pali stava infatti per collocarsi Magni, il mezzo-sinistro acquistato dal Liguria, il quale avrebbe dovuto ieri sostituire Ventimiglia all’ala sinistra. Invece Ventimiglia fu riconfermato in fretta e furia e Magni spese la mattinata nella ricerca di maglione, berretto, guanti e ginocchiere, sempre sperando in un arrivo in estremis di Sentimenti. Ma alle 14:56 i bianconeri si schierarono sul rettangolo e Magni era in porta con un grosso fardello di responsabilità e un certo panico. […]  Al 21’ il pareggio è realtà: Tosolini a Ferrari, Ferrari a Tosolini e saettante tiro rasoterra di quest’ultimo da una ventina di metri. Magni dovrebbe tuffarsi; invece allunga il piede destro e la palla carambola fra il piede e il palo entrando poscia in rete. Tiro forte, preciso, di pochi centimetri entro il bersaglio: forse neppure un volo a dita allungate lo avrebbe neutralizzato».

Nel 1948 erano oramai dieci i ruoli che Magni era riuscito a occupare. Ma dovette aspettare quasi tre anni prima di completare l’inseguimento alla maglia numero 5, quella che gli avrebbe permesso di completare questa speciale collezione.

A Torino in Via Filadelfia aveva cominciato la scalata al primato, a Torino allo Stadio Comunale doveva concluderla proprio contro la Juventus, che al Genoa (squadra in cui militava) inflisse una severa lezione: 6-1! L’avversario diretto di Magni, quel giorno, era Giampiero Boniperti che, però, riuscì a segnare soltanto quando Piero, tanto per non cambiar abitudine, aveva cambiato ruolo.

Fonte: l'autore Stefano Bedeschi

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