Perfino chi “odia” la Juve deve amare certe partite

La dimostrazione di forza contro l'Atletico è uno di quei match che ogni tifoso sogna di vivere. E certe volte si riesce perfino ad apprezzare il bianconero

di Marco Michelli
Marco Michelli
(42 articoli pubblicati)

Se siete tifosi, o meglio sostenitori, della Juve ancora state guardando i continui replay dell'impresa dello Stadium e già pregustate l'esito dell'urna di Nion, in attesa del prossimo avversario nella strada che porta - deve portare! - a Madrid. 

Eppure, perfino se siete acerrimi nemici dei bianconeri - di quelli che l'avete sempre odiata perchè vince sempre, o se preferite, perchè ruba e imbroglia contro chiunque e arriva perfino a comprare arbitri e Var - non potete fare spallucce alle gesta andate in onda contro la squadra del Cholo. Il motivo? Semplicemente perché altrimenti non sareste nemmeno sportivi, in quanto avete assistito (perchè l'avete vista anche voi in tv, ammettetelo!) ad una delle migliori 3, forse 5, partite di Coppa dei Campioni o Champions degli ultimi quaranta anni.

Per fare contenti tutti sono perfino disposto a scendere a compromessi: per la superiorità espressa, la vittoria si potrebbe paragonare alla finale Milan-Barca di Atene, a Inter-Bayern Monaco o al 3-0 della Roma sempre al Barcellona dello scorso anno (o preferite Roma - Dundee?), passando per Stoccarda - Napoli fino a Lazio - Manchester Utd, Sampdoria - Anderlecht o Torino - Real del 1992, arrivando a Liverpool - Genoa e Atalanta - Sporting, per citare solo le storiche gesta nelle coppe europee compiute dalle squadre italiane.  

Eppure, nonostante ci abbia provato a dare soddisfazione ai fasti di tutti o quasi e a mettere sullo stesso piano imprese diverse, il match della Juve contro l'Atletico resta qualcosa di unico e non soltanto perchè è la prima volta che i bianconeri recuperano da uno 0-2 subito.

E' la conferma del valore del gruppo, che paga sempre, così come la determinazione unita ad una pianificazione di lungo corso: sono 24 anni che la vecchia signora non vince la coppa con le orecchie e nelle ultime stagioni ha subito due debacle proprio all'ultimo ostacolo. Eppure è lì ed ogni anno aggiunge il tassello utile per crescere e crederci ulteriormente. 

E quel pezzo aggiunto stavolta porta il nome di Cristiano Ronaldo. Unico.

Sia chiaro, non è un articolo - l'ennesimo - scritto per esaltare le doti delle zebre, anzi adesso non le posso nemmeno chiamare così, che non c'è più l'animale a strisce nel simbolo, ma solo per rimarcare quello che di bello la loro vittoria ha dato all'immagine del calcio italiano. Per mettere in chiaro che ogni tanto varrebbe la pena guardare oltre la propria faziosità e apprezzare il bello, in quanto tale, del calcio. 

Perchè la partita fatta da CR7 e compagni, tutti, è stata davvero magnifica.

E pazienza se "la menano" sempre, se Chiellini continua a buttarsi toccandosi la schiena anche se Morata non l'ha nemmeno sfiorato, o se Bonucci ancora mima di aver subito colpi guardando tra le mani cosa fa l'arbitro; ci sta. Certo, dai centrali della nazionale vorresti comportamenti più integerrimi, ma si può passare sopra (sanno utilizzare bene i piedi, non puoi chiedere tutto...).

In serate come queste si dovrebbe applaudire e basta, potete concedervelo perfino voi. 

Del resto sono occasioni uniche, dove si arriva perfino a soprassedere al gestaccio di Ronaldo - se lo fa Simeone ci indignamo e se lo rifà Cristiano va bene?  - e gioire come non mai, da bianconeri, o a sognare che, prima o poi, anche la nostra squadra del cuore possa fare (o rifare) qualcosa di simile.

Del resto, poi, domani si può tranquillamente tornare a gufare: tanto prima di arrivare alla finale - e a vincerla - ci sono ancora tre turni dove tirare fuori il peggio di noi antisportivi fino al midollo. O no?

La fonte dell'articolo è l'autore Marco Michelli

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