Perché Messi e Cristiano Ronaldo segnano così tanto?

Cerchiamo di scoprire le cause della straordinaria capacità di realizzazione dei due fuoriclasse

di Ciro Balestrieri
Ciro Balestrieri
(59 articoli pubblicati)
Messi -CR7

Negli ultimi giorni si sta parlando molto dell’ennesimo record frantumato da CR7, in questo caso riguarda il numero di reti consecutive, ossia è andato in goal almeno una volta in ognuno degli ultimi nove incontri nella massima competizione europea. Non c’è alcun dubbio che questo decennio e oltre sia segnato da due leggende ancora in attività, Messi e Ronaldo appunto. Una delle caratteristiche che più li accomuna è senz’altro la gigantesca mole di goal segnati per numero di partite giocate. Infatti Leo Messi ha realizzato fino a questo momento 542 reti su 626 match disputati con i Blaugrana, di cui 100 su 123 partite solamente in Coppa dei Campioni. Cristiano Ronaldo invece con la sola “Camiceta Blanca” ha messo a segno 443 goal in 430 incontri di cui 102 in 96 partite giocate in Champions League, perciò con una media superiore ad un goal a partita. Non si può fare altro che constatare la grandezza di questi due campioni eccezionali osservando le sole reti segnate senza nemmeno addentrarci in profondità nello studiare le loro qualità specifiche. Ma si può ridurre la discussione alla mera constatazione della bravura di talenti così straordinari? No, c’è molto di più.

Lo si deduce andando a paragonare i fuoriclasse del passato rispetto a quelli di oggi. Cominciando con Michel Platini, stella della Juventus negli anni ’80, si nota già l’enorme differenza. Difatti il numero 10 francese con i bianconeri ha messo a referto 104 reti in 224 incontri. Un altro campione di quel periodo è Marco Van Basten, ritenuto il più grande centravanti della storia del calcio che con la sola maglia del Milan riuscì a realizzare 125 goal su 201 match disputati. Scomodando poi il più grande calciatore di quella generazione, ovvero Diego Armando Maradona, si osserva che con i partenopei abbia messo a segno 115 segnature in 259 incontri giocati. Nonostante siano numeri esorbitanti sono ben al di sotto di quelli dei due rivali contemporanei. E allora, la differenza dove sta? I fattori scatenanti provengono tutti dalla stessa radice, ossia l’ingresso sempre più preponderante dell’atletismo.

Ciò sfocia in diverse sfaccettature, tra cui l’abbassamento del livello tecnico medio del gioco a discapito dell’aumento della preparazione atletica. Dando sempre maggior risalto alla fisicità fin dai settori giovanili per sostenere dei ritmi sempre più alti di gioco e un numero di partite sempre maggiore si tende a sottovalutare l’importanza dell’aspetto tecnico. Perciò quando si gioca ad altissimi livelli quei pochi campioni che mantengono un tasso tecnico elevatissimo riescono a fare una maggiore differenza rispetto a 30 anni fa poiché i propri rivali sono tecnicamente più “inferiori”. Inoltre, giocando a velocità considerevolmente più elevate il numero di errori commessi dai giocatori è inevitabilmente più alto, perciò le occasioni da goal sono superiori. In aggiunta, l’alto ritmo di gioco favorisce chi attacca piuttosto di chi difende perché in proporzione il difensore va sempre più lento della circolazione di palla e se questa aumenta di un certo fattore la velocità del difensore può aumentare massimo non più della metà e quindi non è in grado di stare più dietro all’attaccante come una volta. Inoltre, la rivalità tra i due è forse la più grande loro motivazione avendo già vinto tutto l'umanamente possibile con le squadre di club. Tutto ciò non toglie nulla ai campioni di oggi ma ne spiega almeno il loro successo dettato dalla “disumana” valanga di goal segnati.

Fonte: l'autore Ciro Balestrieri

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1 COMMENTI

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  1. gimarilu1979_362 - 2 anni

    Il vero motivo che fa la differenza è che una volta potevi spezzettare il gioco passando la palla al portiere con conseguente grossa perdita di tempo mentre oggi devi solo passargliela in modo fortuito pena una ammonizione con punizione a favore di chi attacca.

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