Paul Breitner, il tedesco maoista

La faccia di un incrocio tra uno yeti e un lupo mannaro votatosi alle forze del bene

di Stefano Bedeschi
Stefano Bedeschi
(31 articoli pubblicati)
Hamburger SV v Bayern Munich

Paul Breitner nasce a Kolbermoor e cresce a Freilassing, dove inizia a giocare a pallone, cresciuto a suon di Bavaria dal padre impiegato. Paul mostra sin da subito tendenze intellettuali poco habitué per gli ambienti pallonari. Abbraccia il Libretto Rosso della Cina rivoluzionaria, guadagnandosi presto l’appellativo di Maoista, il barbuto giovanotto venuto da nessuno sa dove a fare l’uomo immagine della sinistra acuta e lontana per il calcio ottuso e di ogni luogo.

La barba è ispida e cespugliosa, fitta come la foresta di teorie che si porta appresso. La capigliatura gli fa la testa più rotonda di un mappamondo e la sua folta pettinatura gli fa affibbiare un altro soprannome: Der Afro, uno che viene dalla rigida e rigorosa Baviera e va vestito di aspetto sfacciato e ribelle. Soltanto gli occhi conservano lo sguardo fisso e glaciale verso un obiettivo non ancora rivelato.

Nel 1970, nemmeno diciannovenne, conquista la maglia del Bayern di Monaco, dove per quattro anni è il titolare di una delle squadre più forti di tutti i tempi, dove nemmeno le antipatie lo sottraggono ai meriti e alla leadership al fianco di Beckenbauer, Maier e Müller. Breitner nel Bayern e nella Germania Ovest conta parecchio, come Mao e come il Libretto Rosso, come una figura mal sopportata ma necessaria.

Nel 1974, da campione del mondo, è acquistato dal Real Madrid. Vedere il Maoista giocare con la maglia della squadra del Re di Spagna fa una certa sensazione. Il Real degli anni Settanta è protetto da Francisco Franco, l’ultimo dei dittatori dell’Europa che sta cambiando. Gli integralisti del pensiero vorrebbero quasi espellerlo dal “gruppo”, ma Paul Breitner gioca a calcio e il suo dovere resta prima di tutto quello.

La moglie nel 1977 lo convince a lasciare Madrid per tornare in Germania. Il Bayern lo riporta a casa, ma non è più lo stesso squadrone ammazza partite, quello ritrovato naviga a metà classifica. È in fase di ricostruzione, dopo l’addio al calcio dei suoi più grandi giocatori. Soltanto qualche anno di pazienza, la faccia dura e mai arrendevole di Paul e il Bayern ritorna sul gradino più alto del campionato tedesco.

L’ultima partita importante, Paul la gioca nell’estate del 1982 a Madrid. Finale di Coppa del Mondo: Italia-Germania Ovest. Il Maoista conosce un’altra sconfitta: 3-1 per la compagine di Bearzot e Paolo Rossi. E il goal della bandiera tedesca lo segna proprio lui che, con gli onori riservati solo ai campioni, chiude una carriera che dice: cinque campionati tedeschi, due campionati spagnoli, due coppe di Germania, una Coppa di Spagna, una Coppa dei Campioni, un Campionato del mondo e un Campionato europeo.

In mezzo al complesso di vittorie, alcune apparizioni cinematografiche, perché la sua faccia mai sarebbe passata inosservata. Il film Potato Fritz sarà sempre ricordato perché sopra un cavallo, con fare da cow-boy, c’è Paul Breitner, che pubblica pure un libro uscito nel 1982, Kopfball, dopo aver partecipato, anni prima, alla produzione televisiva di una serie di sei puntate.

Ma il suo più grande romanzo è la sua vita, colma di coincidenze, in discesa e in salita lungo le strade dei suoi aneddoti dal sapore ideologico e personale. Come quando nel 1974, nell’edizione del Mondiale vinto dalla Germania, segna il goal decisivo contro il Cile di un altro dittatore, Pinochet. Come quando salta il Mundial argentino del 1978, per fare dispetto a un altro capo di regime, il Videla dei Desaparecidos.

La storia della sua carriera sembra indissolubilmente legata alle faccende politiche. Ma stiamo parlando di uno che ha provato a maneggiare la parola libertà. Alla meno peggio, è sopravvissuto, frequentando tutte le stanze, in tempi che a malapena riuscivano a profetizzare e a contemplare quelli di oggi.

Lo ha detto Theodor Adorno: «La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta».

Fonte: l'autore Stefano Bedeschi

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2 COMMENTI

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  1. .Scacco.Matto. - 2 anni

    Nota per la redazione, qui la gente si fa il mazzo tutti i giorni e l’ultimo arrivato finisce in prima pagina con un articolo che sa proprio di fatto male. Delusione totale. Credo proprio che la mia avventura finisce qui.

    1. GiannaGazza - 2 anni

      Ciao,
      la presenza o meno in prima pagina dipende da quanto traffico (condivisioni, click e commenti) ha l’articolo stesso. Non scegliamo noi le posizioni da assegnare.
      Saluti.
      Il team di GFN

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