Parola d’ordine: “Espugnare Apatax!”

Una impresa leggendaria per un gruppo di ragazzi legati per sempre da quel torneo estivo del 1987 in una calda e polverosa Sicilia

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(170 articoli pubblicati)
ecco

1987:  un'annata indimenticabile per tutti noi, a parte le sudate (ancora più indelebili, anche a livello di odori), che partecipammo a quel torneo. Eravamo brutti, sporchi (e lo saremmo rimasti anche negli successivi) e cattivi  (quello mai) ed era l'unica cosa che contava in quella maledetta estate. Ragazzini pieni di sogni  (soprattutto quando facevamo la siesta collettiva dalle 14 in poi) e di problemi avevamo un sogno: vincere ad Apatax!

Non era un torneo di calcetto sulla terra battuta, era una sfida per la vita con avversari che non perdevano dal 1961 il torneo che organizzavano.

Il lotto delle partecipanti sembrava estratto a sorte con delle palline molto "fortunate". C'era la storica Nocciolese, del presidente Massimo Di Catarro, contro cui si sfogavano tutti i tifosi del  Messina quando la loro squadra perdeva; C'era l'As Amantegas, che  distribuiva bombole e pochi palloni; La Casettana invece veniva dalle Casette ed  era allenata da Mimmo Mezzasalma (che fondò l'ormai noto outlet del funerale). C'erano tutti in quel torneo, veniva la "crema" (spesso pasticcera) di tutta la città e il clima da Far West era perenne.

Noi eravamo gli ultimi degli ultimi ma eravamo grandi amici, e ci eravamo allenati a tavola per almeno quattro settimane prima del torneo. Un assolato Agosto dove la nostra formazione sovrappeso doveva decidere come  trasformare il grasso che cola in  gran gioco. Vincere ad Apatax era tutto per noi, era la barriera invisibile da scavalcare, era il tabù da distruggere. 

I padroni del campo erano notoriamente cattivissimi e riuscire a batterli era impossibile, avevano anche il pubblico come dodicesimo uomo in campo, e fuori c'erano anche strani tizi con pistole e bombe a mano che servivano a fare capire che "partecipare" era l'unica cosa che doveva contare per chi giocava. Nonostante fossimo sfavoriti anche culturalmente,  riuscimmo ad arrivare in finale superando il girone per differenza reti  (da pesca, portammo infatti almeno due ricciole e una serie di pesci spada presi nello stretto con una feluca che fece morire di indigestione i nostri avversari).

Dai quarti (tutt'altro che di nobiltà) che vincemmo con autorità (grazie all'intervento dei  Carabinieri che arrestarono i nostri avversari per estorsione al dodicesimo del secondo tempo)  , alla semifinale (vinta in carrozza usando delle mozzarelle di  Sarinu u vaistasu assolutamente top) fu una cavalcata trionfale verso la finale con i padroni dell'Apatax, la  Tumpulese  Criminali Associati .

La nostra leggendaria squadra aveva come portiere Nicola Canninfunnata (per la macelleria del padre), Franco Testa Sgorbia era il leader della difesa, dietro giocavano  Santino Campo, per gli amici Campo Santo (che ci faceva  letteralmente morire...), e  Nino McIntosh (detto l'irlandese di Camaro).  In mezzo a far filtro c'erano Ignazio Bottigghia e Taninu Brioscia. In avanti con me (che non riuscivo a segnare nemmeno nella porta di casa mia) giocavano  Pippo  detto  Casadei (perché andava sempre col liscio quando provava a prendere la palla) e lo Zingaro del goal  (l'ormai noto cantante dei Nomadi). In panchina c'era il mister Totò Barilla (una pasta d'uomo).

Loro erano invece una mandria di pregiudicati per crimini contro il patrimonio e l'umanità di vario tipo, avevano una età media di 40 anni e una serie di tatuaggi con tema comune sull'amore e le mamme ("perdonami" e "esco presto" le frasi più  trendy) anche se il torneo era under 15  (ma la loro interpretazione era sotto i quindici anni di galera ovviamente).

Della partita, diretta dall'arbitro  Stefano Meraviglia della Associazione Nazionale Ciechi, ricordo poco.  L'uragano di polvere e  le entrate sulle caviglie (a forma di palla è evidente) fecero il resto.   Il risultato rimarrà misterioso per sempre. Scappammo  (ed espugnammo dunque Apatax, ma solo dopo tre notti di assedio) e questa fu una grande vittoriaQuel torneo e quell'Estate non la dimenticammo più. Ma questa è un'altra storia!

sales
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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