Oratori non solo per formare campioni sportivi ma anche veri uomini

Un non luogo, o quel posto,  che conoscono tutti quelli che hanno dai quaranta anni in su e che nessuno potrà cancellare dai propri ricordi

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(33 articoli pubblicati)
Salesiani San Luigi Messina

L'Isola che non c'è, nell'Isola che invece c'era e c'è ancora davvero: Messina  fine anni 80, inizio anni 90!

Per un siciliano e per di più per un salesiano, il ricordo dell'oratorio  e della scuola è un momento sicuramente toccante e pieno di emozionanti ricordi.

E negli oratori che si sono formati i più grandi calciatori italiani, e l'abbandono di questo luogo pieno di leggende e di storie straordinarie, la prima base del declino della "vocazione" allo sport di molti ragazzi dei giorni d'oggi.

Molti ex calciatori sono concordi nell'affermare che ormai  l'Oratorio sta svanendo, anche come valenza sociale,  sostituito da impersonali scuole calcio dove tutti si improvvisano maestri senza mai averne titolo.

Quella che sto per raccontarvi è la storia di molti di noi. 

E' un breve ricordo di un tempo che non c'è più, ma che serve a spiegare il nostro presente e il futuro che ci aspetta.

L'Istituto Salesiano San Luigi di    Messina non c'è più da molti anni, la crisi economica e scelte scellerate hanno distrutto un luogo in cui si formava spesso la classe dirigente messinese e in un certo qual modo siciliana.

Si, perché tutte le famiglie "bene" o quelle che volevano diventarlo, iscrivevano i loro figli la.

Messina poi ha una realtà tutta sua, per spiegarla ci vorrebbero secoli e a un esterno sembrerebbe sempre incomprensibile.

E' una città baronale, a volte definita "verminaio" per le bassezze usate per mantenere il proprio lignaggio e i giochi di potere squallidi, in cui poche famiglie hanno regnato (e non si parla di mafia) fino ai giorni d'oggi. Una scala sociale senza speranza per chi, come me, non aveva nulla alle spalle e che costringe tutto al "gattopardiano" immobilismo del cambiare per non cambiare nulla.

Questo ha portato a un degrado culturale e sociale che è sfociato con il far diventare la città peloritana ultima come qualità della vita in  Italia, nonostante le bellezze naturali che ha sempre posseduto.

A noi ragazzi che prendemmo la maturità nel 1991 tutto ciò non importava. In quelle mattonelle ci abbiamo lasciato ginocchia, sogni, sudore e tante risate.

Io non ero molto dotato tecnicamente, anzi direi che eravamo un po tutti degli scarponi!

Ci si divertiva e si legava tutto a quell'ora di educazione fisica, in una scuola dove si entrava in fila per due e si faceva ogni giorno una preghierina (spesso a tutta velocità perché in ritardo, come faceva Don   Brunetto), la partita era il momento clou della settimana.

Era una battaglia sociale, oltre che tecnica. 

C'erano tre calciatori che brillavano: Biagio, Bartolo e Francesco

Biagio con  Emanuele, che era negato ma era il più simpatico di tutti (fissato col Milan, non è cambiato di un millimetro se non col girovita) era il mio migliore amico a quei tempi.  Era piccolo  di statura e idolo delle ragazzine: lo chiamavo Muy  Bassos . Bartolo, che con Biagio aveva in comune il sinistro, era forse il più dotato di tutti.  Ora vive ad Ivrea e ci manda i soldi per comprare i cannoli quando ci vediamo tutti assieme.   Francesco era il più tenace, ed era mio compagno di banco: difensore tenace e serioso, aveva un fratello, Piero calciatore vero e fortissimo (giocò col Catania e col Messina).

E c'eravamo noi altri, con i nostri piedi ottagonali o a tromba!  

Io ero el Buitre, per la mia cronica incapacità di segnare!

C'era Ciccio, il gioielliere, che ancor oggi è il collante di noi tutti.

Gianluca era il  Faro, ma solo come luogo d'origine. C'era Nicola, ora è un super prof!

Giacomo produsse addirittura M. Buongiorno, mentre Nino (ora da Forlì) sembrava  più vecchio della sue età ma era quello a cui tutti copiavamo le battute;  c'era Nino il calabrese di Palmi, che era una leggenda in inglese e i due Saro entrambi molto bravi a scuola. E c'era il Satanico Nunzio, primo della classe, che ora fa l'avvocato come molti di loro.

Ancora oggi ci si vede, la vita ci ha portato nei luoghi più impensati.  Come calciatori eravamo negati, ma eravamo una "squadra" fortissima! A tavola! E questo non è mai cambiato!

Salesiani dassalto
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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2 COMMENTI

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  1. Alan Paul Panassiti - 4 giorni

    ti ringrazio

  2. adamore - 5 giorni

    perfettamente d’accordo con te, anch’io sono “cresciuto” a metà degli anni ’80 con i miei amici all’oratorio a Milano, un luogo che ricordo con immenso affetto! Leggo sempre volentieri i tuoi articoli, confermo i miei complimenti 😉

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