Nostalgia Mundial: alla ricerca della grigliata perduta

Come sopravvivere a un mondiale senza Italia, riti e passatempi negati.

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(318 articoli pubblicati)
bandiera Italia

Diciamoci la verità, questo mondiale di calcio ci dà ancora oggi una grande rabbia. Ventura e Tavecchio, apicali ed epicali responsabili della vergognosa disfatta nei play off contro la Svezia, subiscono maledizioni di ogni sorta da tutti noi sportivi.

La verità è una: ci mancano quelle serate, puntuali e intriganti, sofferte ed entusiasmanti, che ogni quattro anni facevano capolino, come il sole, sulle nostre esistenze.

Come un ritmo magico e come un rituale ancestrale, sapevamo che ogni quattro anni per un poco potevamo dimenticarci dei problemi, enormi, del nostro paese e concentrarci sul torneo sperando di arrivare ogni volta fino in fondo.

Perchè la maglia azzurra evoca in noi, specialmente noi "vecchietti" che mai avevamo visto un mondiale senza Italia, ricordi entusiasmanti e scene di pubblico ludibrio in caso di vittoria, e anche palesi arrabbiature per le cocenti sconfitte.

Al tempo dei social, il campionato del Mondo è rimasto l'unico appiglio di vera aggregazione, o almeno era rimasto tale prima della disfatta, di un paese ormai estremamente diviso tra "buonisti" e "cattivisti": una sorta di Far West molto mal riuscito figlio di questi nostri tempi.

Chi ci restituirà la grigliata perduta? Quelle meravigliose e fumose serate a base di salamella e salsiccia in un giardino pieno di zanzare dove l'Autan  la fa da padrone in cui la lotta, sempre in inferiorità numerica, con la calura e gli insetti veniva per un attimo messa da parte dalla feroce attenzione della partita della nazionale.

Chi ci restituirà  i permessi lavorativi estorti con piacere al datore di lavoro per vedere la partita alle tre di pomeriggio: la produzione, il pil, i turni, il lavoro, la crisi aziendale passavano in secondo piano e anche le invidie o lotte disperate e si era tutti uniti.

Chi ci ridarà la voglia di "abbracciarsi e volersi tanto bene" (  Caressa, Berlino 2006) alla fine di una straordinaria vittoria.

Chi e  per cosa verrà lavata quella maglietta sporca di un sudore figlio dell'ansia al termine di una partita dell'Italia che non voleva finire mai.?

Chi ci darà la voglia di dare un colpo definitivo al codice della strada e alle regole di buon senso sul rumore che puntualmente veniva rase al suolo dopo una vittoria Mundial? Era bello vedere in  Piazza Duomo a Milano trattori camminare con persone e auto piene di bandiere, il vilipendio del bene pubblico con strade e lampioni  devastate per festeggiare la vittoria.  Le regole del vivere civile messe, senza timore alcuno, al bando dalla gioia sfrenata per una rete dei nostri bomber.

Chi ci emozionerà a tal punto da farci sentire di essere orgogliosi del nostro essere italiani come solo la Coppa del Mondo può fare? 

Chi ci farà stare in 30.000 in Piazza Duomo a Milano a farci calpestare, picchiare di gioia in caso di goal, con quarantasei gradi  percepiti e quello strano odore di fumo nell'aria?

"Chi ci farà sentire uniti anche se non ci conosciamo" (A. Venditti)

Chi ci farà cantare orgogliosi il nostro orribile inno nazionale con parole senza senso che neanche capiamo ("Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma; Ché schiava di Roma  Iddio la creò" ma cosa vorrà mai dire), ma che in quel momento, ovviamente conosciamo a mena dito e al quale aggiungiamo un sii che Mameli non si è mai permesso di scrivere!? 

Ecco  perché in questo 2018 mi sento oggettivamente defraudato da questa generazione di calciatori e di dirigenti senza talento. Vincere o perdere non conta nulla, come la giustificherò la grigliata quest'anno con un gruppo di persone che mai in vita mia mi sognerei di invitare?

"Adda passà a nuttata" (De Filippo)!

Che Tempo Che Fa Speciale Mondiali
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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