Non tutto il mondo (calcistico) è paese

Non si possono dare giudizi dopo soltanto tre giornate

di Roberto Percoco
Roberto Percoco
(9 articoli pubblicati)
Una delle esultanze di CR7

Dopo il clamore mediatico estivo per l’arrivo del “Pelide” Cristiano Ronaldo alla Juventus, tutti, ora, sono in attesa della sua epifania sotto forma di primo gol. Siamo solo alla terza giornata di campionato e già molti (soprattutto i giornali e i vari opinionisti televisivi, che non aspettano altro per potersi sbizzarrire nei titoloni e nella ricerca di aggettivi roboanti) cominciano a “preoccuparsi” per l’assenza di CR7 dal tabellino dei marcatori, come se non fosse anche lui un umano che necessita, comunque, di un periodo di adattamento in un nuovo ambiente (nuovo Paese, nuovo allenatore, nuovi compagni).

I più giovani, forse, non sanno che anche Maradona e Platini, appena arrivati in Italia, non hanno fatto sfracelli, ma sono dovuti passare alcuni mesi perché potessero esprimere appieno al propria classe. Pochi sono stati i giocatori che, appena sbarcati in Italia si sono subito ambientati, perché, da sempre, il calcio italiano è uno dei più tattici che esistano al mondo, è questo è un dato di fatto indiscutibile. La fase difensiva è, tradizionalmente, uno degli aspetti più curati e tipici del calcio italico e che, piaccia o meno, ha permesso alla nazionale e alle nostre squadre di club di raggiungere i più alti traguardi mondiali.

Qualcuno potrebbe obiettare che il Milan di Sacchi, era diverso (e il profeta di Fusignano ne era intimamente convinto), ma ne siamo così sicuri? La sua spina dorsale non erano forse Franz Baresi, Costacurta e Maldini? Non era un calcio speculativo, certamente, ma non si può essere vincenti senza grandi difese. Proprio grazie alla caratteristica del nostro modo di vedere il calcio, siamo riusciti ad essere quattro volte campioni del Mondo, pur non avendo l’innata ricchezza tecnica o la forza fisica o l’atleticità di altre scuole calcistiche.

In Spagna CR7 ha potuto fare centinaia di gol grazie al tipo di gioco che si pratica nella Liga, più votato al palleggio, alla ricerca della giocata, con ritmi non sempre elevatissimi, forse più spettacolare, a seconda dei punti di vista (anche una fase difensiva ben giocata, se si apprezza la tattica, può risultare bella da vedere). Invece, in Italia, anche le squadre meno dotate tecnicamente della Serie A non sono, nella maggior parte dei casi, malleabili e facilmente battibili come quelle presenti in Spagna, diciamocela tutta e, forse, lo stesso CR7 non se lo aspettava. Da questo a pensare, però, che CR7 non cominci a segnare anche qui da noi, ce ne corre. Probabilmente non segnerà 40 gol a campionato, ma i suoi 20/25, tranquillamente li porterà a casa e, in ogni caso, la Juventus lo ha preso non certo perché faccia la differenza in campionato (non ne aveva di certo bisogno), ma perché la faccia in Champions dove, l’ex ragazzo di Funchal, non dovrà certo scoprire un nuovo mondo!

Fonte: l'autore Roberto Percoco

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