Calcio moderno: non al denaro, non all’amore, né al cielo

C'è un collegamento fra i fallimenti del nostro calcio e le politiche della PayTv da determinismo sportivo?

di Mattia Musio
Mattia Musio
(4 articoli pubblicati)

13 novembre 2017. Sono le undici di sera. Il clima è freddo, ma tutto sommato tollerabile rispetto ai picchi di gelo del classico periodo di fine autunno. L'Italia pochi minuti prima ha pareggiato con la Svezia, che strappa il ticket mondiale per la Russia. Fra le lacrime dei protagonisti in campo si fanno spazio gli opinionisti, che si aggirano nei vari canali televisivi con l'unica missione  di fare mattanza di un calcio (quello italiano) ormai in crisi, equazionalmente sbagliato alla radice.

Il confine fra accusa e scusa è sottilissimo, e balla sulle note dei rimproveri dei milioni di CT da bar nascosti nello stivale.
Il ritornello preferito è sempre lo stesso: la nazionale non ha giovani promettenti, a tirare il carretto son sempre gli stessi; i giovani non hanno fiducia; nessuno ha il coraggio di far partire un nuovo ciclo. Quanti però effettivamente si sono chiesti se queste siano cause o conseguenze? Perché improvvisamente la scuola calcio italiana ha smesso di sfornare i talenti come li sfornava un tempo? I bambini amano il calcio come lo amavamo noi negli anni '90 e nei primi del 2000?

Quanti dei bambini di oggi passano tutti i pomeriggi a tirare sassate su un portone? Quanti conoscono il "palo salva"? Quanti "la spalletta elimina"? Quanti dei bambini di oggi non aspettano altro che il weekend per vedere i propri beniamini lottare, così come lo facevamo noi? Quanti ancora ascoltano la partita alla radio, in mancanza di un abbonamento alla PayTv?
Quanti aspettano 90esimo minuto per vedere le nostalgiche "azioni salienti"? Il calcio  del nuovo millennio prende le minacciose vesti del determinismo sportivo: se vivi in una famiglia benestante vedi i tuoi eroi, altrimenti cercati un altro modo per passare la domenica pomeriggio. Ma che ne sarà di tutti i bambini a cui state negando il sacrosanto diritto di sognare? Che ne sarà di questi bambini privati di una  passione?

Quanti smetteranno di interessarsi a quella palla che rotola? Quanti di questi sarebbero potuti diventare delle  possibili stelle? Pensateci, prima di concedere una passione solo a chi se la può permettere, perché qui, a potercela permettere, siamo sempre meno.

Fonte: l'autore Mattia Musio

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2 COMMENTI

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  1. mario.ff.cardon_915 - 2 anni

    Finalmente un articolo diverso, bravo.

    1. mattiamusio - 2 anni

      Grazie!

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